Matematica, statistica e chimica: le lauree più richieste dalle aziende sono le meno gettonate

Matematica, statistica e chimica: le lauree più richieste dalle aziende sono le meno gettonate

Le lauree scientifiche permettono a 9 studenti su 10 di trovare un lavoro stabile e ben pagato: nel 2016, però, solo il 6,3% delle matricole hanno scelto questi percorsi accademici.

Di fronte ad un mercato del lavoro che stenta ad uscire dalla crisi, una delle strategie che gli studenti dovrebbero adottare dovrebbe essere quella di puntare su quei titoli accademici che sono maggiormente richiesti dalle aziende, in modo da avere maggiori possibilità di trovare un impiego stabile e soddisfacente.

Secondo i dati Almalaurea sono le facoltà di Matematica, Chimica e Statistica quelle che consentono a 9 studenti su 10 di trovare lavoro entro cinque anni dal conseguimento del titolo di primo livello. Alle facoltà scientifiche, infatti, è riconosciuta una quota di laureati occupati del 93%, una percentuale più alta anche degli standard di ingegneria (92%) e dell'area medico-sanitaria (90,2%). Anche i numeri che caratterizzano la retribuzione netta mensile mostrano valori al di sopra della media: lo stipendio netto mensile per gli studenti dei corsi scientifici, calcolato a distanza di cinque anni dal conseguimento della laurea magistrale, è pari a 1.649 euro, nettamente superiore ad un valore generale di poco più di 1.400 euro.

Eppure, nonostante dati e cifre più che rassicuranti, nell'anno accademico 2016-2017 solo il 4,2% delle 283mila matricole ha scelto di iscriversi ad una facoltà scientifica. I dati del Miur riferiscono questa percentuale agli 11.914 studenti ripartiti tra le facoltà di statistica (1.087) matematica (2.810), fisica (3.842) e chimica (4.175).

Questo sbilanciamento del mondo universitario italiano potrebbe essere giustificato non solo dalla "difficoltà" dei percorsi accademici che gli studenti dovrebbero intraprendere, ma anche dalla scarsa popolarità delle lauree scientifiche e tecniche. L'esperta di risorse umane Francesca Contardi, infatti, spiega che "Forse la scarsa propensione a iscriversi dipende dal fatto che bisogna essere portati per le materie scientifiche ed essere disposti ad affrontare un percorso di studi che, almeno sulla carta, è più complesso e tecnico di altri".

La Contardi, inoltre, riporta un altro dato sulle aziende alla ricerca di laureati in materie scientifiche che dovrebbe fare gola agli studenti che stanno per intraprendere un nuovo percorso accademico e professionalizzante: "Data la scarsità di candidati – spiega - si tratta spessissimo di assunzioni a tempo indeterminato da subito, con retribuzioni mediamente più alte rispetto alla media". Il tipo di contratto più diffuso tra i laureati di ambito scientifico, chimico-farmaceutico e statistico, infatti, è quello a tempo indeterminato, con un'incidenza complessiva del 63% a cinque anni dalla laurea contro una media del 56,2%.

Photo credit: Pixabay

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