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Vetro dello smartphone rotto? Ora si ripara da sé

Un polimero estensibile e capace di condurre elettricità potrebbe rivoluzionare il mercato delle riparazioni: il nuovo materiale consente ai display di autoripararsi.

Vetro dello smartphone rotto? Ora si ripara da sé

Uno dei danni più frequentemente causati ai nostri smartphone è la rottura del display. Basta una caduta, una disattenzione affinché lo schermo si graffi o vada in frantumi. E i costi di riparazione possono anche essere notevoli.

La ricerca sui materiali, però, sta portando delle importanti novità, fino all’ideazione di un materiale che consentirebbe ai vetri rotti di rigenerarsi e dunque di ripararsi autonomamente. La notizia arriva da uno studio della Facoltà di Chimica nel Campus di Riverside, presso l’Università della California. I risultati dello studio sono stati presentati il 4 aprile all’American Chemical Society.

Secondo la ricerca, il materiale autorigenerante realizzato è un polimero capace di condurre elettricità ed estensibile, caratterizzato da un legame chimico interazione ione-dipolo. È proprio grazie a questo legame che due parti rotte del display si attraggono tra loro fino ad autoripararsi. In uno dei test eseguiti dal gruppo di ricerca l’autoriparazione di un vetro rotto a metà è avvenuta in sole 24 ore. Questo è possibile grazie al potere di allungamento del nuovo materiale: esso può infatti raggiungere fino a 50 volte la sua dimensione originale.

Qualcosa di simile era stata fatta anche dal un marchio di telefonia, che realizzò uno smartphone con una back cover capace di auto-ripararsi in caso di graffi. La stessa cosa, però, non avveniva per lo schermo parzialmente flessibile, in quanto il materiale autorigenerante in questione non aveva la capacità di condurre elettricità. Quello prodotto presso l’università della California invece ha questa capacità, per cui può essere impiegato per i display touch.

Questa nuova invenzione porterebbe ad un cambiamento notevole nel mercato delle riparazioni. Come spiega Chao Wang, uno dei ricercatori che ha condotto lo studio "L'applicazione concreta sul mercato dei materiali autorigeneranti sembra oggi un qualcosa appartenente ad un futuro lontano. Si tratta però di una realtà che, molto presto, avrà una diffusione enorme nella quotidianità di ciascuno di noi, cambiando di fatto le nostre vite".

L’obiettivo è quello di portare il nuovo materiale sul mercato entro il 2020.