Nell'ombelico si trovano 3.368 specie di batteri, una biodiversità simile a quella della foresta pluviale

Cosa rende l'ombelico simile a una foresta pluviale? La risposta ha dell'incredibile...

Un gruppo di studiosi ha analizzato gli ombelichi di alcuni volontari e ha scoperto risultati davvero sorprendenti

L'ombelico è una delle nostre cavità dove si annidano più batteri in assoluto. Secondo una ricerca della North Carolina State University qui si trovano 3.368 specie di batteri di diversi, una incredibile biodiversità che gli studiosi hanno paragonato a quella della foresta pluviale. Nata per gioco, la ricerca ha visto il coinvolgimento di 60 volontari ai quali sono stati raccolti campioni dall'ombelico, gli studiosi hanno poi preparato delle colture in laboratorio per far proliferare i batteri in modo da analizzarli. Come ha spiegato Rob Dunn, che ha guidato la ricerca, al National Geographic, le varietà di batteri raccolte sono state altissime, 3.368, di cui circa 1.400 sconosciute, cioè mai analizzate prima. In altre parole in ogni ombelico si trova un mondo intero, sebbene tutto dipenda dal tipo di pelle e dalle abitudini igieniche, ma in media in ogni ombelico si annidano circa 67 specie diverse di batteri.

I ricercatori sono rimasti molto colpiti da un soggetto: nel suo ombelico si trovava un batterio che fino ad ora era stato ritrovato solo sul suolo di una particolare area del Giappone, area dove l'individuo non era mai stato. In un altro ombelico sono stati ritrovati due specie di estremofili, dei microorganismi che proliferano in condizioni estreme, con alte temperature e particolari livelli di salinità. In ogni caso vi sono dei batteri “comuni” ritrovati nel 70% dei volontari: “l'idea che alcune caratteristiche del nostro organismo siano simili a quelle di una foresta pluviale per me è fantastico e ha anche senso da un punto di vista ecologico” ha affermato Dunn.

Questa ricerca ha bisogno di ulteriori approfondimenti, bisognerà indagare sul perché alcuni batteri si manifestino nell'ombelico e altri no, inoltre si dovrà mettere in relazione la provenienza geografica dei volontari con le caratteristiche del loro sistema immunitario. Insomma gli ombelichi dovranno essere ancora analizzati per bene, per avere delle risposte ai tanti interrogativi di questo prima importante ricerca.

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