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Parlate velocemente? Non comunicate più informazioni rispetto a chi è più lento

Uno studio svela perché chi parla velocemente non fornisce più informazioni di chi parla lentamente.

Parlate velocemente? Le informazioni rimangono sempre le stesse

Chi di noi non ha un amico che parla così velocemente che seguirlo può diventare difficoltoso? “Racconteranno di più”, vien da pensare. Eppure no, non è così. E a decretarlo è uno studio del dipartimento di Scienze cognitive, linguistiche e psicologiche della Brown University, condotto dal professor Uriel Cohen Priva. Secondo la ricerca in questione, in sostanza, chi parla velocemente non comunicherebbe più informazioni di chi invece parla lentamente.

Ma come si è svolta esattamente la ricerca? Gli studiosi hanno analizzato dati relativi a due diverse fonti: un raccoglitore con 2400 trascrizioni di conversazioni telefoniche, ossia lo Switchboard Corpus, e una raccolta di 40 interviste, il Buckeye Corpus, per un totale di discorsi fatti da 398 persone. Di tali discorsi sono stati analizzati sia il numero di parole dette in un determinato intervallo di tempo (l’information rate) che le informazioni strutturali trasmesse in quel tempo (lo speech rate). Sono stati inoltre considerati altri fattori, come il tono di voce, il genere dell’interlocutore o l’età. Ciò che è emerso è che chi parlava velocemente non trasferiva più informazioni di chi invece comunicava lentamente. Al contrario, all’aumentare dell’information rate, ossia del numero di parole dette al minuto, diminuivano le informazioni effettivamente comunicate.


Perché succede questo? Chi parla velocemente tende ad utilizzare più parole delle altre persone che, invece, comunicano con maggiore lentezza, ma questo non rende i loro discorsi più esaustivi. Perché in realtà chi parla piano sceglie più accuratamente i termini da utilizzare. È qui che sta la differenza. Scegliere accuratamente la sintassi e le parole dei discorsi consente una "informazione lessicale strutturale”: è una delle teorie dell’informazione dalla quale i ricercatori sono partiti per effettuare il loro studio.


Quanto agli altri fattori considerati dalla ricerca, il genere non ha influito particolarmente sulle conclusioni della ricerca, se non per una più evidente tendenza delle donne di ricorrere al  “back-channel” ossia l’assicurarsi che l’interlocutore abbia effettivamente colto il messaggio.