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Le (forse) mamme del futuro: più grandi e più indipendenti

Hanno tra i 30 e i 34 anni: le donne del futuro fanno meno figli. Ma non sempre è una scelta fatta col cuore.

Le (forse) mamme del futuro: più grandi e più indipendenti

La società sta cambiando e così anche la famiglia. Un tema particolarmente delicato è quello della maternità. Come sono le madri di oggi? Più mature, sicuramente. Le potenziali madri infatti hanno un’età compresa tra i 30 e i 34 anni. Un dato questo che trova il suo riscontro nel contesto in cui le nuove genitrici si trovano. Si tratta per lo più di donne in situazioni economiche difficili, spesso laureate e con un lavoro precario.

L’Università Cattolica di Milano, presso il proprio laboratorio di Statistica, ha elaborato una previsione secondo cui, in Italia, si potrebbe perdere una potenziale madre su 5. Pensate che nel 2015 il numero dei nati è stato di 478 mila, inferiore quindi alla soglia minima (500 mila) sotto la quale si identifica il calo demografico.

Un dato non di poco conto è dovuto al fatto che le donne tra i 30 e i 34 anni sono meno numerose, non tutte mettono al mondo figli e qualora lo fanno, la tendenza è quella di avene solo uno.

Eppure non è una questione di mancanza di desiderio di maternità. Ad influire è soprattutto la situazione economica, spesso precaria. Insomma, le potenziali madri di oggi sono sì più grandi e indipendenti ma non sono felici di restare sul gradino della potenzialità materna. Il timore del futuro incerto spinge a temere di non poter dare a un figlio ciò di cui ha bisogno per crescere e allora si opta per la scelta più drastica, sebbene comprensibile: non farlo nascere.

In più c’è da considerare che il mondo lavorativo, ancora purtroppo a stampo “maschile”, implica una premiazione in termini di ore lavorative. Cosa che una donna con figli non sempre può raggiungere. Questo avviene perché è ancora la madre ad essere considerata la principale responsabile dell’educazione e della crescita dei figli. Per capire quanto effettivamente sia così, ricordiamo che ci sono paesi europei in cui il padre partecipa in egual modo e misura alla crescita del figlio, ragion per cui si richiede il congedo di paternità. E laddove vi è tale condivisione dei doveri si fanno più figli.  

In Italia, invece, qualcosa si sta muovendo ma si può fare di più. Oltre a una proposta di legge per l’introduzione del congedo di paternità obbligatorio dopo i 15 giorni, ci sono delle società specializzate nel supporto alle aziende e alle donne. Il fine è quello di conciliare la maternità con il lavoro, per gestire l’assenza e il rientro della madre sul posto di lavoro, favorendo anche il lavoro da casa ed una maggiore flessibilità.