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In Italia il lavoro dei figli lo decidono i genitori

Mamma e papà non influenzano i figli nelle loro decisioni, fino al momento di trovare una sistemazione lavorativa.

In Italia il lavoro dei figli lo decidono i genitori

Quanto incidono i genitori nella vita professionale dei figli? Abbastanza, ma molto dipende dal tipo di scelta, che sia scolastica/accademica o strettamente lavorativa.

Secondo una prima analisi svolta da LinkedIn per Il Sole 24 Ore, i genitori italiani non influenzerebbero le scelte dei figli circa la scuola e il lavoro più di quanto non facciano gli altri genitori europei. Se infatti nel Regno Unito i genitori si fanno sentire nel 31% dei casi quando si parla di primo lavoro (e in Spagna per il 32%), in Italia il dato non è superiore (30%). E risulta ancora inferiore per quanto riguarda le decisioni relative al futuro professionale: 25% in Italia, 27% Regno Unito e 31% Spagna.

Allora perché dire che mamma e papà scelgono il lavoro di un figlio? Perché è al momento di valutare lo sbocco lavorativo, e dunque di trovare sistemazione, che si fanno davvero sentire; e questo avviene perché quello della “conoscenza” resta ancora un canale privilegiato per la ricerca del lavoro. Insomma, ricorrere ad amici e parenti per ottenere un lavoro non è cosa decaduta ai giorni d’oggi ed è qui che i genitori sembrano darsi più da fare.

A spiegare meglio questa situazione è Elisabetta Camussi, psicologa sociale e presidente della rete di servizi all'orientamento dell'Università Bicocca. La dottoressa dichiara al Sole 24 Ore  di avere “qualche dubbio sul fatto che i genitori influiscano poco. Ma è vero che molti figli sono ancora convinti che interverranno i genitori per sistemarli nel mondo del lavoro».  I genitori sembra ricorrano ad email e telefonate a professori per promuovere e incentivare il lavoro del figlio.

Un meccanismo, questo, che sarebbe alimentato anche dalla scarsa fiducia nel futuro, che non consente di fare progetti più fondati. La soluzione? Secondo la Camussi, «bisognerebbe passare da un approccio fatalista a un approccio progettuale. Ma servono politiche di public engagement: a noi è capitato di incontrare responsabili dell'orientamento che trasmettevano, già al liceo, l'idea che fosse “tutto finito”».

Con un tale pensiero che pervade il sistema formativo e lavorativo, ecco allora che i genitori ricorrono alla cerchia di amici, conoscenti e familiari per guidare il figlio alla ricerca di un impiego.

Secondo i dati Istat relativi all’anno 2015, il canale delle conoscenze resta privilegiato nella ricerca di un lavoro nel 41,9% dei casi. Il 20,7% per i laureati. Al contrario di quello che si potrebbe credere, invece, le famiglie con una situazione familiare più agevole non genererebbero figli più autonomi e intraprendenti. Risulterebbero invece più autonomi nella ricerca del lavoro i nati da nuclei meno solidi economicamente.

Chissà che non sia il fatto che spesso chi ha una situazione economica meno favorevole ha anche meno “agganci” e “conoscenze” da sfruttare per la crescita professionale dei propri figli.