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I nuovi maschi? Sono come non te li aspettavi!

Fanno il mammo e hanno il timore di essere abbandonati. Ecco tracciato dall’esperto il ritratto dei “nuovi maschi”!

I nuovi maschi? Sono come non te li aspettavi!

La società sta cambiando e stanno cambiando i ruoli, i modi di essere di uomini e donne. Eh già, perché quella che prima era una prerogativa femminile, oggi diventa anche attività maschile. Parliamo di nuovi maschi. O meglio, a parlarne è lo psicologo Stefano Gastaldi in occasione del XIII Festival della Mente, evento svoltosi a Sarzana dal 2 al 4 settembre.

Secondo l’esperto «Parallelamente alla caduta di alcuni stereotipi della donna c’è stata anche la scomparsa di quelli attributi all’uomo, come per esempio quelli che lo disegnavano incapace di comprendere empaticamente il mondo emotivo del bimbo piccolo. I papà di oggi sono cambiati, sono più partecipi alla nascita e all’educazione del figlio al fianco della partner e per questo si sentono più autorizzati a sviluppare una tenerezza che un tempo tenevano per sé all’interno di una visione molto più rigida del nucleo familiare».

Così oggi il papà è anche mammo, un termine questo nato in passato in senso dispregiativo, per indicare un uomo che vestiva un ruolo che non era il suo; oggi invece l’accezione della parola mammo è positiva e bene apprezzata dalle donne e mogli.

L’altro lato della medaglia? Questa evoluzione può creare qualche problema, nel momento in cui l’uomo deve rivestire il ruolo di educatore, più rigido. Il distacco, allora, diventa difficile: i nuovi padri «avendo sviluppato molto precocemente l’attaccamento con il bambino – spiega Gastaldi-  possono poi fare fatica ad assumere una posizione meno tenera, di guida ed emancipazione. Mentre nella famiglia patriarcale la divisione dei ruoli era netta e a un certo punto il padre acquistava potere sulle scelte di vita del figlio (studi, lavoro), ora non è più così. Durante la crescita l’uomo può avere difficoltà ad assumere delle posizione antitetiche rispetto a quelle della madre e ad aiutare il ragazzo ad emanciparsi».

Il cambiamento, è evidente, non riguarda solo i padri, ma anche i giovani. L’esperto distingue i giovani adulti dagli adolescenti. I primi possono incontrare le difficoltà dal punto di vista relazionale perché «per un giovane uomo impegnarsi significa affidare le proprie parti fragili alla partner quindi l’emancipazione femminile espone questi uomini al timore che possano essere abbandonati» dalla donna, oggi indipendente.

Gli adolescenti, anch’essi possono vivere il timore dell’abbandono, e la questione sessuale diventa, rispetto al passato, di secondaria importanza o, comunque meno problematica, dal momento che società e mass media l’hanno ormai messa in luce apertamente.