100 milioni di euro per salvare i piccoli comuni italiani che rischiano di scomparire.

100 milioni di euro per salvare i piccoli comuni italiani che rischiano di scomparire.

Recuperare i borghi antichi grazie ad un fondo di 100 milioni di euro: ecco il ddl.

Piccoli borghi antichi con pochi abitanti sembrano destinati a scomparire. Pensate che, secondo i dati rilevati dal Cresme per Legambiente e Anci, spopolamento e problemi di natura ambientale stanno mettendo a dura prova la vita di quasi il 70% dei borghi italiani, oltre 2000 in valore assoluto. Un valore culturale e architettonico inestimabile che è importante tutelare e difendere. Intervenire allora è indispensabile per evitare che vengano lasciati all’abbandono.

A partire al 2017 un ddl cercherà di salvare i borghi con meno di 5000 abitanti. L’iter di legge, che ha avuto inizio nel 2013, prevede che a fine ottobre venga espresso il voto finale prima del passaggio al Senato.

A firmare per primo il provvedimento Ermete Realacci, deputato del Pd che spiega il valore identitario di questi borghi, che divengono perciò prezioso patrimonio della cultura italiana: "I piccoli centri concentrano il 90% delle nostre Dop e Igp agroalimentari; amministrano più della metà del territorio nazionale, in essi vivono oltre dieci milioni di italiani. Non sono un'eredità del passato, ma una straordinaria occasione per difendere la nostra identità, le nostre qualità e proiettarle nel futuro. Inoltre la nuova economia ha bisogno di banda larga, che non a caso è al primo posto tra le misure previste dal ddl: se si è connessi con il resto del mondo si può dare vita a iniziative economiche di grande scala anche in luoghi minuscoli".

Se il ddl diventerà legge, è previsto un fondo di ben 100 milioni di euro che sarà attivo fino al 2023. L’obiettivo è quello di riqualificare i borghi dando loro nuove funzioni, specie laddove il patrimonio immobiliare è stato abbandonato. Tra le proposte quella della ricettività diffusa, oltre che interventi per risanare i problemi legati al dissesto idrogeologico. Si tratta dunque di una riqualificazione strutturale ma anche sociale e culturale.

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