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Sting si confessa sui figli, l’uso di marijuana e la creatività

Sting si confessa sui figli, l’uso di marijuana e la creatività

In una lunga intervista al Mail on Sunday confida il suo passato e le sue intenzioni future

Sting si confessa sui figli, l’uso di marijuana e la creatività. In una lunga intervista al Mail on Sunday confida il suo passato e le sue intenzioni future Sting ha concesso una lunga intervista al magazine Mail on Sunday, che ha fatto scalpore per le numerose affermazioni fuori dell’ordinario. Ha già fatto il giro del mondo la notizia secondo cui la rockstar non lascerà nulla in eredità ai suoi figli, per far sì che costruiscano da soli il loro successo e la loro carriera. Il musicista intende devolvere il suo patrimonio alle varie fondazioni che ha creato con la moglie Trudie Styler. Inoltre, ormai vicino alla soglia dei sessantatrè anni, Sting ha parlato del modo in cui la sua attuale età stia incidendo sul suo lavoro di artista. Secondo l’ex leader dei Police, aver superato i sessant’anni permette a un autore di raggiungere una nuova originalità rispetto a quanto già prodotto nella propria carriera. «Ho vissuto più vita di quanta me ne resta da vivere – ha esordito Sting – e questa è un’interessante situazione per un artista: più interessante di dover scrivere della tua prima ragazza. È qualcosa di serio, a sessant’anni come affrontiamo noi artisti questa idea imponderabile che un giorno non esisteremo più? Creando arte, raccontando storie. Dobbiamo affrontarla, per forza. Di sicuro non sono ancora pronto per morire. Se ho paura di morire? Beh, di sicuro ho paura di una morte improvvisa. Voglio morire nel pieno delle mie facoltà mentali, voglio vedere il processo che mi porterà alla morte». La creatività. Sting ha anche parlato di droghe. «Fumo ancora occasionalmente della marijuana come catalizzatore creativo: se sono bloccato sul testo di una canzone o un’idea non mi convince, a volte una boccata d’erba aiuta a sbloccarmi. Ma raramente fumo con altre persone». Per l’artista, la marijuana «è uno strumento, come una penna». A suo parere nessun artista ha usato la droga come carburante come hanno fatto in passato i musicisti. «Non dico che bisogna assumere droga per diventare artisti, ma non si può non considerare il lavoro dei Beatles, che nel periodo in cui prendevano Lsd hanno fatto album grandiosi. O di Miles Davis, che ai tempi in cui faceva uso di eroina ha prodotto la sua musica più straordinaria».