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La felicità arriva a 50 anni: ecco perché!

Uno studio australiano mette in evidenza come il grado di soddisfazione cambi con l’età e con gli eventi della vita: la felicità inizia dopo i 50 anni.

La felicità arriva a 50 anni: ecco perché!

La felicità di una persona dipende da ciò che gli accade nel corso della vita, dall’approccio personale agli eventi, ma anche dall’età. Alcuni studi recenti hanno messo in evidenza le relazioni tra l’età di un individuo e la sua felicità cercando di individuare gli anni più infelici e, al contrario, quelli di minor soddisfazione.

La ricerca in questione è stata effettuata dall’Australian Institute of Family Studies, su un campione di 27 mila persone, cui è stato chiesto di esprimere, in una scala che varia da 0 a 10, il proprio grado di felicità riferito ad eventi specifici della vita, quali l’abbandono della casa dei genitori o la nascita di un figlio. I dati emersi sono stati particolarmente interessanti.

Gli anni più infelici: dai 35 ai 50 anni

A partire dai 15 anni, fino ai 20, il grado di soddisfazione declina in maniera brusca, e continua a diminuire gradualmente fino alla prima metà dei 30 anni, quando inizia a mantenersi costante.

Ebbene è questo il periodo più infelice, quello che va dai 35 ai 50 anni. Sono gli anni in cui aumentano le preoccupazioni per gli impegni quotidiani: tasse, lavoro, famiglia, figli da mantenere.

La felicità arriva a 50 anni

La felicità ritorna nelle nostre vite a partire dai 50 anni. Sebbene non siano questi gli anni in cui si ha il picco di soddisfazione (che si registra invece a 80 anni) si tratta certamente dell’età in cui il grado di soddisfazione inizia ad aumentare, per poi stabilizzarsi.

L’andamento della curva che indica il grado di soddisfazione è il medesimo per entrambi i sessi, ma l’uomo registra per tutto il periodo che va dai 25 ai 65 anni, livelli lievemente più bassi di felicità rispetto alla donna.

Come intervengono gli eventi cruciali della vita nel giudizio della felicità

La ricerca si concentra sulle variazioni del grado di felicità riferito ad eventi specifici quali lasciare la casa dei genitori, l’inizio di una convivenza con il partner; la nascita di un figlio; la separazione; il pensionamento; il restare vedovo.

Certamente la nascita di un figlio è l’evento che più incide. Al contrario di quel che potremmo pensare senza dati alle mani, le donne dopo la nascita del bebè, per un anno, subiscono un calo di felicità, che diviene più brusco nel secondo anno. Sono gli anni più impegnativi per la crescita del bambino.

Sono invece eventi che incidono positivamente, consentendo un aumento del grado di felicità, il matrimonio, l’inizio della convivenza con il partner, nonché i mesi di gravidanza.

Inoltre pare che le madri subiscano un miglioramento della loro vita quando i figli lasciano casa. Anche il pensionamento viene vissuto come evento positivo; mentre l’infelicità associata alla morte del proprio compagno pare inizi ancora prima dell’evento, quando si inizia a riflettere sulla possibilità di perdere il partner.