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Malata di cancro, congela il suo cervello sperando di rivivere un giorno i suoi ricordi

Sospendere la vita adesso con la speranza di riprenderla nel futuro, quando la scienza avrà trovato le cure che oggi non ci sono? Si può fare con la criogenia, come ha scelto di fare Kim Suozzi. Ecco la sua storia.

Malata di cancro, congela il suo cervello sperando di rivivere un giorno i suoi ricordi

I ricordi compongono la nostra identità, formano la nostra personalità. Senza di loro non saremmo noi.

Conservare i propri ricordi è stato l’ultimo desiderio di Kim Suozzi, una ragazza di 23 anni dell’Arizona morta per un cancro al cervello nel 2013. La sua storia è commovente, ma è anche una storia che interroga la nostra coscienza. È stata raccontata qualche giorno fa dal New York Times.

Con tanta passione per la scienza, Kim frequentava il primo anno della Truman State University. La sua vita proseguiva normalmente, come la vita di una ragazza che intraprende l’esperienza dell’Università, mossa dalla curiosità e dalla sete di conoscenza. Ma presto per lei tutto cambiò.

Kim iniziò ad avere delle forti emicranie, poi un ictus, fino alla diagnosi definitiva: glioblastoma, il più aggressivo e maligno fra i tumori del sistema nervoso centrale. Un tumore al cervello incurabile.

Le aspettative di vita erano quasi nulle per Kim. Non più di 6 mesi. Ma la sua fiducia nella scienza la portò verso una decisione insolita: far congelare il suo cervello per preservare i ricordi attraverso la criogenia.

Così, mentre affrontava la chemioterapia, Kim decise di rivolgersi alla Alcor Life Extension Foundation: la principale fondazione privata statunitense che da anni pratica la criogenia umana e fa ricerca neuroscientifica per affinare i metodi di ibernazione e crioconservazione dei corpi.

Quello che si aspettano i crionicologi è che la scienza possa nel futuro arrivare alle conoscenze e alle tecnologie necessarie per riportare in vita i corpi ibernati.

Ad oggi la criogenia “si limita” alla preservazione a basse temperature di corpi di uomini e animali - dichiarati legalmente morti - che la medicina odierna non è in grado di tenere in vita, con la speranza che il progresso della scienza porti a riabilitare le loro funzioni vitali e a curarli.

Kim aveva deciso di affidarsi totalmente alla scienza, fiduciosa che un giorno questa possa trovare la cura per il tumore che la stava uccidendo e, forse, farla tornare in vita.

C’era, però, un piccolo problema. Il trattamento criogenico aveva un costo di 35.000 dollari che le tasche di Kim non riuscivano a raggiungere. Nonostante questo Kim, insieme al suo fidanzato Josh Schisler e con il sostegno della Society for Venturism, un gruppo di entusiasti della criogenia, grazie a una campagna di raccolta fondi riuscì a raggiungere la cifra necessaria.

Cosa accadde poi fu tutto una reazione a catena.

Per non permettere al tumore di logorare totalmente il suo cervello, Kim decise di accelerare la sua morte e così smise di assumere cibo e acqua. Accanto a lei sempre Josh, in ogni momento. A lui Kim affidò la sua procura.

«Mamma e papà, so che probabilmente rispettereste i miei ultimi desideri», disse in un video Kim, «ma Josh mi conosce meglio».

Così, un attimo prima che Kim si spegnesse, Josh con il cuore in gola e le gambe tremanti prese il suo cellulare e chiamò gli infermieri e i tecnici della Alcor per iniziare la procedura di congelamento. Attenendosi al protocollo che esige la dichiarazione del decesso del paziente (l’arresto cardiaco) e stando attentissimi a non far passare troppo tempo dalla morte legale, la squadra effettuò le procedure necessarie per non far collassare i vasi sanguigni nel cervello di Kim: bisognava impedire al cervello di gonfiarsi e sciogliere i grumi di sangue e questo fu ottenuto tramite dei farmaci. Poi grazie a ghiaccio e ad azoto liquido il corpo di Kim fu congelato. Fu così che Kim se ne andò.

A questo punto ci chiediamo: Kim è morta? O la sua vita è stata solo “sospesa”?

Sul sito della Alcor Life Extension Foundation si legge:

La legge richiede ai pazienti crionici di essere legalmente morti, ma questo non significa che siano biologicamente morti.

In condizioni ideali, la crionica può iniziare pochi istanti dopo che il cuore smette di battere. Subito dopo, la circolazione del sangue e la respirazione vengono ripristinate artificialmente, mantenendo biologicamente vivi le cellule del cervello e il resto del corpo durante le prime fasi della procedura. La composizione chimica del sangue e i gas ematici (ossigeno, anidride carbonica, pH) di un paziente crionico che riceve un buon supporto cardiopolmonare sono simili a quelli di una persona legalmente viva. I pazienti crionici sono quindi legalmente morti, ma biologicamente vivi, a seconda di quanto rapidamente iniziano le procedure di congelamento dopo che il cuore si è fermato”.

“Ai posteri l’ardua sentenza”.