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Sei donne che combattono per la parità di stipendio

Stesso ruolo, stipendi differenti secondo il sesso. Per ristabilire l’uguaglianza di diritti anche in campo economico, alcune esponenti del cosiddetto gentil sesso hanno preso posizione. Ecco le più note

Sei donne che combattono per la parità di stipendio

Il 14 aprile negli Stati Uniti si celebra ogni anno l’Equal Pay Day, giornata dedicata alla parità di stipendio tra uomini e donne, per combattere la discriminazione “stesso lavoro, diversa paga”. La realtà per le donne infatti non è rosea: oltre a una spesso paga inferiore e a una disoccupazione più elevata, le lavoratrici devono affrontare i problemi legati alla maternità e al pregiudizio, tutt’ora radicato, di far parte del sesso debole.

A cercare di cambiare la situazione state proprio le donne, che da tempo combattono e si sono guadagnate un nuovo status: quello di sesso paritario.
Ecco sei esempi di donne che hanno combattuto per ottenere parità di stipendio con gli uomini, a fronte del medesimo impegno lavorativo. Perché le capacità, il merito e il genere sono tre cose che non vanno di pari passo.

1. Christina Hendricks: l’attrice ha discusso su questo tema durante la serata degli Oscar 2015. Anche l’attrice Gillian Anderson ha combattuto per avere lo stesso cachet del collega David Duchovny nella serie tv X-Files e Charlize Theron ha rinegoziato il suo contratto non appena conosciuta l’esorbitante differenza di emolumento tra il suo assegno e quello di Chris Hemsworth, co-star del film che avrebbero dovuto girare insieme.

2. Beyoncé: promotrice da sempre dell’importanza della parità, la cantante nel 2013 ha dichiarato al magazine GQ: «Sembra che l’equità sia un mito, e per qualche ragione tutti accettano che le donne prendano molti meno soldi. Lo posso capire, ma non accettare». Nel 2014 ha scritto un saggio sulla parità, chiedendo agli uomini di combattere al fianco delle donne per la causa del pari stipendio.

3. Ruth Bader Ginbsburg: membro della Corte Suprema degli Stati Uniti, combatte per la parità dei diritti in un contesto dominato da uomini. Odia la discriminazione, soprattutto in ambito lavorativo: «La corte non comprende, o è indifferente, alle vie insidiose attraverso le quali una donna può essere vittima di discriminazione. Questo il problema di fondo», ha scritto la donna.

4. Betty Dukes ha preso una netta posizione contro la famosa catena di supermercati Wal-Mart: basta alla discriminazione, in un’azienda che vanta più del 72% di personale femminile. La sua crociata ha coinvolto più di un milione di donne. La Corte Suprema degli Stati Uniti non ha però potuto intraprendere alcuna azione legale, perché non ci sono prove sufficienti per dimostrare un’effettiva discriminazione. La Dukes continua a combattere e a rappresentare le impiegate in California, oltre a collaborare all’Equal Employment Opportunity.

5. Kangela Moore: una poliziotta newyorchese, che, scoprendo di guadagnare settemila dollari in meno all’anno rispetto ai colleghi al suo stesso livello, ha combattuto per innalzare del 33% lo stipendio alle colleghe. La donna ha raccontato che «A New York City siamo fondamentali e svolgiamo un lavoro vitale per la sicurezza dei cittadini. È giusto che io metta del cibo in tavola, e che me lo possa permettere».

6. Lilly Ledbetter: è la donna dietro al Lilly Ledbetter Fair Pay Act, la riforma per garantire uguaglianza negli stipendi delle donne statunitensi. Lei stessa è stata vittima di discriminazione sul posto di lavoro e ha portato il suo caso davanti alla Corte Suprema. Grazie alla sua azione legale, le dipendenti hanno maggiori opportunità di far causa alle loro aziende se sanno di essere discriminate.