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Ecco come lavora il cervello dei musicisti non vedenti

Nuovi studi svelano i meccanismi cerebrali di chi è affetto da cecità. E rivelano alcuni dettagli sulle capacità uditive di artisti come Ray Charles o Stevie Wonder

Stevie Wonder

Stevie Wonder non ha mai considerato il suo handicap un problema tale da frenarlo e per 50 anni lo ha provato con la sua musica. Adesso, secondo una recente ricerca scientifica, proprio la cecità potrebbe aver contribuito alla sua grandezza e al suo talento musicale. Infatti alcuni nuovi studi hanno dimostrato come e quanto il cervello dei musicisti non vedenti lavori in modo diverso rispetto a quello degli artisti vedenti.

A riportare la notizia è stato il sito della media company Mic. Nell’articolo si citano studi dell’Università di Melbourne e del Beth Israel Deaconess Medical Center, che hanno dimostrato come una situazione di svantaggio possa avere interessanti risvolti positivi, aumentando la sensibilità verso suoni e musica. I bambini non vedenti infatti, sviluppano gli altri sensi in modo più spiccato, per compensare la mancanza della vista. I bambini infatti sono in grado di rendere la corteccia uditiva molto potente per supplire alla mancanza della vista. Più si è giovani quando si perde la vista, più potente diventerà la corteccia uditiva.

Sennsibiità per i suoni

Un esempio è Ray Charles che, diventato cieco a sette anni, ha sviluppato (come dimostrato in seguito su alcuni bambini dall’Università di Melbourne) una migliore capacità di riconoscere non solo i suoni, ma anche i timbri. Naturalmente lo studio della musica è un requisito fondamentale, ma pare che i non vedenti siano avvantaggiati per la loro sensibilità verso i suoni e per l’orecchio incredibilmente sviluppato. Inoltre, i portatori di questo handicap sono in grado di riconoscere la provenienza del suono utilizzando anche un singolo orecchio, mentre i soggetti vedenti possono riuscire a farlo soltanto se utilizzano entrambe le orecchie.

Il talento di Ray Charles

Nulla a che vedere con la creatività però: quello che davvero differenzia gli artisti come Ray Charles e Stevie Wonder sono le sviluppate abilità tecniche. È molto più probabile che si avvicinino alla perfezione rispetto ai colleghi vedenti. Una ricerca svolta nel 2004 dal Beth Israel Deaconess Medical Center ha rilevato come gli artisti non vedenti riescono a elaborare un “perfect pitch” (il saper riconoscere i toni senza alcun referente esterno) nel 60% dei casi. Stevie Wonder è nato con questo talento.

Simili qualità non conducono di certo all’eccellenza musicale, ma è scientificamente dimostrato che le persone prive di vista sono in grado di sviluppare una potente e dinamica corteccia uditiva. Infatti, come Ray Charles amava ripetere: “non sono bravo perché sono cieco, ma sono bravo perché sono bravo”. La differenza tra un buon ascoltatore e un genio musicale si fa tramite il talento e il duro lavoro.