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Giulietta Ti

Giulietta Ti

Si fa presto a dire storico. Uno si guarda attorno e poi scopre che la Giulietta Ti del 1957 è più vecchia di te. E sedendosi nell'abitacolo, scopre come si guidava una volta. Volante grosso, cambio a leva attaccato dietro, chiavetta d'accensione in un angolo, freno con pedale piccolino e tamburi. Caspita, eppure guidavano e andavano anche forte con ste cose qua. Bel coraggio, ma soprattutto bei piedoni. Grazie alla Scuderia del Portello portiamo in gara a Monza una vettura storica, da trattare con cura come si fa con le signore di prestigio. E così, messo al volante, inserita la marcia, ecco il primo inghippo: resta collegato il clacson e così tutti si voltano a salutare. Figuraccia porca, nella corsia dei box rimettiamo in folle e nessuno ci riconosce, ma appena si rimette la prima, è uno strombettio unico. Lungo la pista i commissari salutano divertiti, agitano la mano, sventolano bandiere (bianche per lo più…) e mentre cerchiamo di far capire che si è incastrato il tutto, a bordo pista sono convinti che ci sia uno sposalizio con macchine al seguito. Per fortuna nessuno se ne accorge che sotto al casco si è diventati più rossi del casco stesso. Ma intanto, fra una figuraccia e l'altra, proviamo a tirare il mostro a disposizione. Romba da paura, vibra che sembra un airbus 380 in decollo, ma quando si tratta di frenare alla prima pestata va tutta di lato, molli il freno e si imbambola. Ossignur, e qua come ne esco? "Lascia stare, è fatta così, non tocchiamo nulla” dice Marco Cajani, presidente della Scuderia del Portello. Lasciamo stare e cominciamo la gara. Pronti, via, partenza lanciata. Il nostro rivale numero 1, Giulio Beretta (Mr Simpatia e sportività, grande personaggio) si invola, noi tiriamo la staccata. Si fa per dire. Prima della parabolica ci sono due o tre macchine dietro di noi che cominciano a spazientirsi, uno gesticola, manda al diavolo chi scrive al che, visto che manca poco al via, tiro giù il finestrino, agito la mano e faccio presente che più di così non va e di passare pure. Detto fatto, alla prima curva siamo già belli che soli ma la staccata con la macchina dei pompieri da un lato e quella medica dall'altra non ce la toglie nessuno! Quelli della CEA si arrendono alla prima chicane, parcheggiano, e siamo soddisfatti: almeno loro non ci hanno tamponati! Ma sono quelle carogne dei medici, con tanto di lampeggiante blu acceso, che provano a infilarmi in staccata alla Roggia e alla Ascari. Ora, va bene tutto, ma doversela vedere con le auto di servizio è dura, ma alla fine l'abbiamo vinta: si fermano anche i medici e siamo soli. Al punto da sentire lo speaker, Gigi Vignando, urlare mentre passiamo davanti al box:”Ma ditegli di mettere la seconda, quello fa tutto in prima!” e vediamo le risate dei commissari a bordo pista. Ora, la marcia inserita era la quarta, la velocità di punta è stata di 118,6 km/h in staccata (con una punta di 126 all'ora della mia coequippier Agnese Piazzalunga, scia e vento a favore…) e il contagiri segnava quasi 7 mila giri al minuto. Ma poco da fare: alla prima chicane vedo il fotografo, Massimo Campi, guardarmi compatito: gli faccio segno che più di così non va e lui scuote il capo. Per fare delle foto in movimento è stato costretto a correre lungo il circuito. Vabbè, poi alla fine, complici i ritiri (altrui) e la generosità del Portello, si porta a casa una coppa come secondo di classe, Agnese vince la Lady Cup Giulietta e alla fine siamo tutti contenti. La nostra Ti del 1957 è ancora intera, bella nel suo colore azzurro. Noi siamo ancora qui a raccontarla: se non fosse stato per quel clacson incastrato…

Paolo Ciccarone

Paolo Ciccarone