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Test F1 Biposto Abudhabi

Formula 1

Immaginate di avere sempre sognato una serata galante con Monica Bellucci. Ora, grazie alla Pirelli, fate conto che questa serata galante finalmente si realizza e voi vi presentate al meglio della forma. Lei cede alle lusinghe, vi porta nella sua camera, si spoglia, si mette comoda e voi: niente!!!! Ovvero vi trovate a un passo dal coronare un sogno comune a molti uomini ma non potete proseguire. Ecco, la sensazione frustrante e deludente è stata la stessa provata ad Abu Dhabi quando la Pirelli, per presentare le nuove gomme di F.1, ha messo a disposizione una F.1 biposto con cui andare in giro, in notturna, sul tracciato del gran premio. Ed eccoci qua, vestizione con le tutone che ci han messo a disposizione, che andranno bene per gli arabi ma in quanto ad eleganza meglio sorvolare. Ci si mette belli comodi, poi ci fanno indossare il sottocasco che qua usano forse sotto la doccia per non bagnare i capelli. Infine il casco, bello bianco e azzurro coi colori della pista che poi ci viene fatto togliere da una solerte addetta in burqa nero che ci dice, come se avesse mai indossato un casco da corsa, che la taglia non va bene e che dobbiamo mettere per forza uno bianco più piccolo. Proviamo a rifiutare ma si avvicina un arabo e capiamo meglio la solfa: il capoccione del nostro "amico” locale è adatto al casco che stiamo indossando per cui noi dobbiamo sacrificarci con il casco stretto, lui deve girare bello comodo. Lo capisco benissimo, uno così come minimo si compra la pista intera se gli gira, ma proprio per questo poteva portarsi il suo casco da casa senza rompere l'anima a nessuno… Si capisce subito però che qualcosa non quadra, sarà la sensazione che aleggia nel paddock, quando finalmente arriva il nostro turno. Sarà Giacomo Ricci a portarci a spasso e con lui le battute si sprecano. Ci avviciniamo all'abitacolo della ex Tyrrell F.1 diventata poi Minardi European del team gestito da Stoddart, ci infiliamo nell'angusto cunicolo dietro le spalle di Ricci e qua si resta bloccati! Non si va né avanti né indietro. Le ginocchia restano incastrate nel carbonio, la tuta non scorre, le scarpe volano via ma non c'è verso di infilarsi dentro. Ripetiamo i tentativi alcune volte, con dolori atroci a gambe e schiena, ma nulla da fare. Ce ne usciamo indispettiti e infuriati e la delusione è forte. Poi un tecnico della scuola del circuito Yas Marina ha una idea: toglie le protezioni sulle cinture, sposta un po' di carbonio e recupera due o tre centimetri di spazio: "tanto per un paio di giri non succede niente”. E qui si riaccende la speranza: ci rituffiamo nello spazio dedicato al passeggero, saranno 30 centimetri per 45 di larghezza e riusciamo a infilare le gambe!!!! Allegria, ci siamo, stavolta si parte. Stringono le cinture, mettono le protezioni quando Ricci dal posto guida dice che dobbiamo spostare le gambe. E dove le metto visto che sono incastrato con la schiena contro il serbatoio e i piedi attaccati sul telaio davanti? "Non riesco a girare il volante – dice Giacomo – devi tirare via almeno cinque centimetri le ginocchia, se no in fondo al dritto non riesco a sterzare. Ho le braccia bloccate”. Proviamo a tirare su le punte stile Carla Fracci alla Scala, Ricci dice che non basta, siamo bloccati in due come sardine in una scatola quando arriva lo strappo alla gamba sinistra. La posizione innaturale, lo spazio angusto, fatto sta che devono tirarci fuori dall'abitacolo fra dolori lancinanti. Non è il male alla gamba quello che prende, è la delusione di essere arrivati a un soffio e dover rinunciare a tutto! Al collega giapponese Kaz Kawai è andata meglio: lui il giro di pista lo ha fatto, solo che ci son voluti 20 minuti e tre persone per tirarlo fuori dall'abitacolo con urla e dolori alle gambe da far paura. Ci dicono che riproveremo il giorno dopo, con un pilota più basso di Ricci (che supera il metro e ottanta!) con lo stesso abitacolo in modo da avere le misure minime per entrare. Peccato che il giorno dopo ci sia una lista d'attesa enorme e in molti saltano il turno. E sapete perché? Vi ricordate l'arabo che ci ha soffiato il casco? Non era solo, aveva famiglia e hanno occupato i posti riservati alla stampa. Lo ha fatto anche una graziosa italiana che girava per il paddock: non c'entrava ma visto che c'era lo spazio e le tute…Insomma, se un domani Monica Bellucci dovesse invitarmi a cena, almeno so in anticipo come va a finire e me ne farò una ragione, ma con la F.1 biposto mi è rimasto tutto sullo stomaco. Se volete sapere cosa si prova, a girare in pista, leggetelo da un'altra parte…


Paolo Ciccarone