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Gallardo Vs Countach: quando il Toro va preso per le corna

Passano gli anni, ma non la voglia di divertirsi al volante, specialmente quando la belva ha un toro stampato sul cofano e si chiama Lamborghini. Debuttava vent'anni fa una belva chiamata Countach e i ricordi sono ancora vivi: era qualcosa di speciale, all'epoca, per la linea, i contenuti tecnologici e il prezzo. Ma c'era un altro contenuto esclusivo: per guidarla dovevi avere le idee chiare, altrimenti non uscivi neanche dal parcheggio. Altri tempi, altre emozioni, forse, ma quando rivedi quel toro rampante su un cofano e il motore che romba di sottofondo, la voglia di riprovarla c'è tutta. A Monza Lamborghini ha portato in pista la gamma moderna delle proprie supersportive, vetture eleganti ma di elite, roba di classe per intenditori, vetture esclusive di elevate potenze anche se rispetto al passato la tecnologia è cambiata e in maniera totale. Il Countach (lo si chiamava così, al maschile) era una vettura esclusiva, sia per il segmento di mercato occupato, sia perché in pochi erano in grado di domare la sua potente cavalleria e capirne il funzionamento molto da "addetto ai lavori”. Era infatti destinata a una cerchia ben definita di ex piloti o comunque appassionati, ma con una certa esperienza al volante. Bisognava muovere quel cambio ad H con una frizione durissima, ci volevano due braccia così al volante per farla ubbidire, insomma era una "carogna” da corsa trasferita su strada. In mezzo al traffico era una lotta continua. Ogni partenza richiedeva una certa attenzione, perché se l'acceleratore non era dosato cautamente il rischio era quello di lasciare i semiassi al semaforo, oppure se si dosava troppo poco il pedale, si spegneva tutto. E sai che figuracce…. Anche cambiare marcia era un'impresa, con un selettore ad H molto macchinoso pesante e faticoso, soprattutto per una donna senza un adeguato allenamento. Una potenza estrema ma sempre sul sottile confine del "fuori controllo”, completamente senza quelle assistenze elettroniche in voga oggi, totalmente affidata alla sensibilità e all'esperienza del guidatore: Questa caratteristica, l'assenza di controlli, era il massimo concepibile per un pilota: sentire tutta la potenza interamente solo sotto il proprio controllo, emozioni e sensazioni che sfociano, senza esagerare, in un "delirio di onnipotenza”. Oggi invece alla guida di una Lamborghini Gallardo ci si rende subito conto che è una vettura alla portata di tutti, pur restando un'auto esclusiva per una ristretta cerchia di intenditori, ma con una facilità di utilizzo e un piacere di guida concepiti per garantire confort e soprattutto sicurezza. Qui è l'elettronica che viene in aiuto per garantire stabilità, controllo e facilità di guida in qualsiasi condizioni del manto stradale, asciutto o bagnato. Ma ciò che stupisce è l'estrema agilità nel traffico cittadino e la semplicità di utilizzo. Metti il cambio in automatico e puoi andare a fare la spesa a 50 all'ora in centro senza incertezze. Non devi patire con la frizione, non devi diventar matto a cercare la marcia giusta. Tutto scorre con una semplicità incredibile, chiunque potrebbe guidarla, non certo portarla al limite. Per quello la pista ha dimostrato che se la Countach era una belva, la Gallardo non è da meno. Cambia il modo di arrivare al limite, il motore sale di giri con un suono secco, il cambio al volante inserisce le marce come se non avessi fatto altro per tutta la vita, il confronto col passato è impietoso: con più cavalli, più spinta, più elettronica, oggi si consuma meno di vent'anni fa. Se all'epoca per salire su certe auto dovevi darle del lei, oggi con la Gallardo è facile dare subito del tu, prendi confidenza e ti dà confidenza, sempre stando nei limiti (altissimi, nonostante tutto). Il confronto fra ieri e oggi riporta la mente ai sogni del passato. Non avremmo mai immaginato, una volta, che una Lamborghini sarebbe arrivata a questi livelli, si ipotizzava l'auto del futuro in un modo diverso. Invece di futuristico sono rimaste le linee, le forme sportive, ancora attuali e splendide delle collezioni Lamborghini: dalla Miura in poi a Sant'Agata Bolognese non hanno sfornato auto, ma vere e proprie opere d'arte che in un museo dedicato alle opere moderne troverebbero il loro spazio adeguato. Finito il test, si scende a malincuore, ti chiedi dove sei stato per tutto questo tempo e quale sarà il futuro di queste supersportive. Auto che anche una donna normale, ma in grado di apprezzare la tecnologia disponibile, può usare in pista o per andare a far la spesa al supermercato. Ecco, in questo caso il bagagliaio non è certo il massimo per una carrellata di occasioni speciali, ma vuoi mettere lo sfizio di poterlo fare?

Agnese Piazzalunga