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GP di Monaco 2015

Cosa vuol dire raccontare il GP dalla cabina a bordo pista

A un passo dalle monoposto sfreccianti, con tutta l’adrenalina della gara: ecco com’è vivere una radiocronaca da Monte Carlo, nel racconto del nostro inviato Paolo Ciccarone

Cosa vuol dire raccontare il GP dalla cabina a bordo pista

Dopo aver chiuso la mia esperienza al gran Premio di Monaco come fotografo, a partire dal 1990 cominciò quella giornalistica. Fino al 1995 Radio Monte Carlo disponeva di una cabina di trasmissione a bordo pista. Da lì si commentavano le fasi della corsa di F.1, ma anche della gara di F.3 che aveva sempre laureato grandi campioni. Quell’anno, per esempio, vinse Giancarlo Fisichella.

Le auto sfrecciano a un metro di distanza

Commentare il GP dalla cabina era qualcosa di eccezionale, ma anche pericoloso. Ancora oggi i commentatori che stanno a pian terreno vivono con ansia particolare le fasi iniziali. Nell’edizione del ‘95 ci fu una toccata multipla, che coinvolse Berger e Alesi con le Ferrari ma anche Coulthard con la Williams e altri ancora. La gara fu sospesa e ripresa dopo parecchio tempo. Stare in cabina e vedere il gruppo di macchine che passano a meno di un metro, si toccano e decollano pure, è una di quelle emozioni che restano nella vita.

La cabina di regia

Per completare l’opera, dopo il fotografo, il giornalista e il commentatore radiofonico, non poteva mancare l’esperienza televisiva che a Monaco fu resa possibile da Tele+. Per tre anni l’emittente digitale mi ha permesso di commentare col collega Lucio Rizzica la seconda regia. Le cabine di commento erano localizzate nella zona della curva del Portier, mentre i box e la sala stampa sono dalla parte opposta. Nei primi due giorni di prove era possibile entrare in pista, salire su una macchina-navetta e arrivare ai box entrando dalla curva della Rascasse, ma la domenica le regole cambiavano.

Il viaggio in battello

Nel 2001 i commissari decisero di chiudere la pista al ritorno. La scoperta creò panico, perché alle 13 bisognava essere pronti nelle cabine di commento, ma tutti quanti eravamo ancora nei box. A qualcuno venne in mente di noleggiare un battello che ci portasse dal porto alla spiaggia dell’hotel Meridien e da lì fare un centinaio di metri a piedi per tornare alle cabine di trasmissione. Il battello scelto poteva portare tre persone, noi eravamo in otto, tra cui Lucio Rizzica che grazie ai suoi 120 kg fece abbassare la prua muso del battellino. Arrivammo tutti bagnati fradici. Io mi sistemai la camicia alla meno peggio, mentre i jeans erano tutti bagnati. Con le luci di studio regolate in maniera diversa, Lucio sistemò camicia, pantaloni, mutande e calzini ad asciugare contro le lampade. A un certo punto il libretto con le classifiche e gli appunti cadde tra le gambe di Lucio, provai ad abbassarmi per prenderlo ma scivolai dalla sedia e rimasi incastrato…

Lavoro o mondanità?

Il commento andò bene, da casa nessuno capì cosa ci era successo. Le ultime edizioni, invece, sono state molto serrate dal punto di vista lavorativo, visto che Radio Monte Carlo è la radio del Principato il Gran Premio diventa l’argomento della settimana, per cui tanto lavoro e niente mondanità. È il destino di chi a Monte Carlo va per lavorare e non per fare passerella, ma gli amici a casa non ci credono mai!

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