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Gp di Monaco 2015

A tu per tu con le monoposto

Il nostro inviato Paolo Ciccarone ci racconta come a Monte Carlo durante il Gp l’asfalto vibri, mentre le auto sparano scintille metalliche incandescenti al loro passaggio… Tutte le emozioni regalate da un gara vista da vicino

A tu per tu con le monoposto

Vivere il Gran Premio di Monte Carlo da fotografi è un’emozione incredibile. Specie alla partenza: non c’è nessun altra gara al mondo in cui al via si sente vibrare l’asfalto sotto i piedi. A Monte Carlo bisogna mettere i tappi nelle orecchie altrimenti si perde l’udito, ma quando scatta la gara, anche con i tappi le vibrazioni sono tremende. Su tutto, però, l’eco della voce degli speaker è quella che dà il senso alla corsa. Per tutte la voce femminile di Luisella Berrino, già speaker di Radio Monte Carlo e del Gran Premio. È stata l’unica voce femminile di tutto il circo iridato. Quando il gruppo di macchine passava dalla prima curva, come fotografo pensavi solo a scattare immagini in successione, poi appena il gruppo era passato, sentivi la voce di Luisella che ti descriveva il resto del giro e le varie posizioni. Alla fine sentivi un bruciore su un braccio o su una spalla e scoprivi che le F.1 avevano sparato di tutto, scintille metalliche incandescenti, pietruzze e altro ancora. Lo trovavi tutto lì, sulla tua pelle e sulle magliette bruciacchiate.

Le foto più emozionanti

Nel periodo in cui le F.1 facevano le scintille, fino agli anni 90, era davvero terrificante stare vicino a questi mostri, ma il massimo, dopo la partenza, è alla curva del Casinò. La postazione giusta è proprio in prossimità del dosso, appena usciti dalla curva a destra. A quel tempo (1985-1988) si poteva stare attaccati al guard rail. Con i grossi obiettivi bisognava trovare un punto di appoggio per inquadrare bene la macchina e allora si poggiava un piede sul guard rail, o addirittura l’obiettivo se era un 500 mm. Fino a quando la macchina passava vicino, sentivi lo spostamento d’aria. Ma a volte i piloti si appoggiavano al guard rail e chi stava dietro prendeva una gran botta! Da qualche anno è vietato avvicinarsi oltre, ma le foto sono sempre stupende perché lo scenario è davvero unico.

Inconvenienti in riva al mare

Nell’edizione dell’85, quella del primo pass a Monte Carlo, dividemmo la stanza con un fotografo di Monza, Raul Zacché, che lavorava per Actualfoto. Trovammo un posto a Cap D’Ail, vicino all’hotel Edmond, dove alloggiavano molti meccanici di F.1. La proprietaria ci disse che era una stanza usata per le coppie che volevano vedere l’alba o il tramonto in riva al mare. Non eravamo spinti da vene romantiche, ma senza fare gli schizzinosi accettammo. Durante la notte, girandoci nel letto, mettemmo una mano fuori dal materasso e la sentimmo completamente bagnata. Accesi la luce e per poco non ci venne un accidenti: l’alta marea era tale che l’acqua era entrata nel bungalow e le borse, le attrezzature e le scarpe erano lì che galleggiavano allegramente. Il resto della nottata fu trascorsa nel tentativo di salvare il salvabile…

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