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GP Monaco 2015

L’emozione della prima volta

Il nostro inviato Paolo Ciccarone ci racconta gli aneddoti più divertenti sul GP di Monaco. Questo il ricordo della sua avventurosa… prima volta alla gara

L’emozione della prima volta

Patrick Depailler sul podio nel 1978 con le LL.AA.SS. il Principe Ranieri e la Principessa Grace

Dovendo scegliere una gara all’anno da vedere non ci sono dubbi: il Gran Premio di Montecarlo è la corsa per eccellenza di F.1. Non ci sono altri posti, altri circuiti, che possono competere. Come sempre accade nella vita, non ci si può dimenticare la prima volta a Montecarlo.

Nel 1978

Avvenne nel 1978 e con un amico decidemmo di prendere il treno. Appena usciti da una galleria, vedere in lontananza le luci del porto fu un'emozione davvero unica, come lo fu attraversare la piazzetta che dalla stazione porta alla curva della Rascasse. Se il Gran Premio lo avete visto solo alla televisione, non potete rendervi conto di cosa sia. Ogni dieci passi ci si fermava ad ammirare il porto, a guardare in estasi i marciapiedi e i guard rail dove i piloti passavano a palla. Il casinò, la discesa che porta al Mirabeau, la curva del Loews e poi ancora il tunnel, la chicane del porto, il tabaccaio, le esse della piscina e ancora la Rascasse. Sono i tre chilometri e mezzo più affascinanti del mondo…

Una notte movimentata

Visti i prezzi dei biglietti ci si poteva permettere solo un posto sui pelouse da cui si domina la curva della Rascasse. Alle tre e mezza di notte, stanchi e affamati, trovammo posto in un anfratto. Dormire per terra, per giunta in discesa, non è facile e allora il colpo di genio fu quello di legare la cintura del sacco a pelo a un arbusto e piantare i piedi su un cespuglio, in modo da assicurare la presa. Durante la notte cominciò a piovere, ma il colpo di grazia arrivò verso le cinque e mezzo del mattino, quando un gatto spaventato si diresse verso il manipolo di appassionati. Nel movimento brusco per evitare la bestiola in transito, si ruppe la cucitura del fondo del sacco a pelo. La cintura in vita, legata all’arbusto, tenne, ma tutto a un tratto il fondo si aprì sul baratro e chi stava dentro si ritrovò a penzolare...

Gilles Villeneuve

Arrivò l’alba e con essa i meccanici che cominciavano a portare le macchine nei box. Da quella posizione si potevano vedere i piloti arrivare alla spicciolata. Quando arrivò Gilles Villeneuve ci fu un’ovazione incredibile: il canadese fino a quel momento non aveva combinato niente di buono, ma faceva tenerezza e lui alzò la mano a salutare tutti i tifosi sulla collina. Quando finalmente arrivò l’ora della partenza, l’amico cedette di colpo. Al pronti via russava peggio di un motore di F.1 e quando la corsa ebbe il colpo di scena, con Villeneuve fuori pista sotto al tunnel, si girò dall’altro lato. Tutta quella fatica e non vedere nemmeno un metro di gara!

In stazione a Milano

Il ritorno a casa fu mesto: non aveva vinto la Ferrari ed eravamo a pezzi. Arrivammo in stazione centrale a Milano e fino alle 7 non c’erano treni per tornare a casa. Dormimmo su una carrozza, fra barboni e mendicanti. Quella fu l’ultima volta che Claudio Fassi venne a un Gran Premio in quelle condizioni, me lo ha sempre rinfacciato anche anni dopo, quando con la Sierra Cosworth gruppo N vinceva corse a ripetizione insieme al padre Franco, preparatore atletico dei più grandi campioni dell’epoca, come Arnoux, Alboreto e Ghinzani. Io mi ripromisi di non andare più in treno a Monte Carlo, ma con la macchina.