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Gran premio di Monaco 2015

Dietro le quinte del Gran Prix

La storia, il circuito, i campioni: tutto quel che c'è da sapere in attesa del Gran Premio 2015, dal 21 al 24 maggio

Dietro le quinte del Gran Prix

Correre a Monte Carlo è un po’ come fare il giro del salotto di casa in bicicletta. Lo disse Nelson Piquet, che non poteva trovare definizione migliore sulle difficoltà della corsa nel Principato di Monaco. Questa è una gara unica nel suo genere. Ecco in pillole alcune curiosità storiche.

Gli inizi

Era una sera d'inverno e annoiandosi fra una partita a scacchi e un drink a Antony Noghes, fondatore dell’Automobil Club di Monaco, venne l’idea di una gara automobilistica lungo le strade del Principato. L’idea si trasformò nel primo GP di Monte Carlo che si corse il 14 aprile 1929. Ad Antony Noghes è intestata l’ultima curva del tracciato, quella che immette sul traguardo e che passa proprio davanti alla sede dell’AC Monaco.

Un monte…di cambiate

Monte Carlo rappresenta la pista più difficile per i cambi. Non c’erano i cambi a sette o otto marce come oggi ma ci si limitava a sei rapporti… Nelle ultime edizioni il limite è salito a oltre 4200 cambiate, complici le trasmissioni a 8 marce. Pensate a cosa era guidare una monoposto col cambio manuale ai tempi di Senna? Si guidava con una mano sola sul volante e l’altra sul cambio visto che in meno di 100 metri si doveva salire di marcia e poi scalare…

Si sterza col freno

Da quando si usa il BBW il brake by wire, regolare la frenata del posteriore di una F.1 è molto difficile. E’ un gioco di equilibrio molto particolare e gli effetti si vedono alla staccata della chicane del porto. Infatti, qui si arriva a 290 orari e col freno tarato sul posteriore è facile perdere il controllo della monoposto, visto che in quelle condizioni la frenata sarebbe meglio spostarla sull’anteriore. Per cui botti, incidenti vari e lunghi sono all’ordine del giorno.

La più lenta, la più veloce

Altro paradosso monegasco, le curve: la più veloce del mondiale è sotto al tunnel, si passa fra i 250 e i 270 km/h, il tempo di capire che si deve girare il volante che si è già oltre la curva. E poi le più lente in assoluto, il tornante del Fairmont (conosciuto anche come vecchia stazione o Loews dal nome dell’hotel che c’era prima) e la Rascasse, altro tornante da prima marcia e 50 all’ora. 

Piscina da annegarci

Un altro punto spettacolare e molto difficile è la prima esse delle piscine, qui i piloti arrivano in quarta marcia (e chi ha coraggio mette la quinta) uscendo dal tabaccaio e in un lampo passa da sinistra a destra danzando fra i cordoli. Prendere al volo l’unica traiettoria disponibile, è pura arte del volante.

Vincono solo i campioni

Se guardi l’albo d’oro di Monte Carlo vedi solo grandi nomi. Si comincia con Senna, vincitore 6 volte, poi Graham Hill, 5, a pari merito con Schumacher, poi c’è Prost con 4 vittorie, Stewart e Fangio con 3 e poi Alonso (2) insieme a Webber, Coulthard e Nico Rosberg, vincitore delle ultime due edizioni. Vettel e Hamilton hanno vinto una volta sola: strano, visto che per anni hanno avuto le migliori monoposto, come dire che a Monaco non conta solo la macchina ma il pilota

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