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Sei una mamma 2.0? Ecco perché dovresti fare attenzione!

Le mamme di oggi, tecnologiche e digitali, controllano in tempo reale i loro figli. Oggi vediamo come il ‘controllo tecnologico’ può diventare un problema per il rapporto mamma-figlio secondo lo studio di due psicoterapeuti, “Mamme avatar”.

Sei una mamma 2.0? Lo psicologo ti consiglia di...

Se pensiamo al ricordo abbiamo che abbiamo della nostra mamma quando eravamo bambini, probabilmente ci torna alla memoria la figura di una donna molto presente fisicamente, premurosa, una mamma-chioccia attenta ai suoi figli ma anche attenta a insegnar loro ad essere autonomi nella vita.

Come si è evoluto il ruolo della mamma nell’epoca della tecnologia e del digitale, di internet e degli smartphone?

Sei una mamma anche tu? Allora sarai sicuramente multitasking, tecnologica e superorganizzata. La mamma di oggi è spesso una donna in carriera, ma anche mentre lavora non vuole perdere d’occhio i suoi figli. Si sveglia all’alba, prepara la colazione, controlla le e-mail, prepara i figli per portarli a scuola e nel frattempo già pensa a cosa preparare per cena. Ha già contattato chi passerà a prendere i ragazzi a scuola e chi li accompagnerà al corso di musica, a scuola di basket o alla partita di calcio dal momento che lei sta in ufficio non meno di 8 ore al giorno e considerando che forse riuscirà a ritagliarsi un po’ di tempo per sé durante quell’ora scarsa che è la pausa-pranzo, andando in palestra o dall’estetista. E mentre lavora monitora il tutto con il suo smartphone.

La mamma moderna si mette in dubbio e crede di non essere all’altezza del suo ruolo, mentre lo è più di quanto non creda, sempre all’erta e sempre vigile anche a distanza sui suoi figli.

Non è così?

Ma quale dev’essere il limite per evitare di eccedere in queste forme di controllo?

Di questo ci parlano in un’intervista su Il Fatto Quotidiano i due autori del libro “Mamme avatar”, Laura Turuani e Davide Comazzi, psicoterapeuti dell’Istituto Minotauro di Milano. Nel loro studio spiegano che il ruolo della mamma non è cambiato rispetto al passato; a essere cambiati sono gli strumenti con i quali esercita il controllo sul figlio da lontano. Questi strumenti sono degli avatar di se stessa.

Cosa sono gli avatar?

Nell’intervista, Laura Turuani parla di avatar di 2 tipi.

Il primo tipo sono persone in carne ed ossa, cloni della mamma scelti dalla mamma stessa: la nonna, la baby-sitter, la zia, la mamma del compagno di banco della figlia, la maestra di nuoto.

Queste persone sono semplici rappresentanti della mamma. A loro la mamma impartisce degli ordini ben precisi su come comportarsi con i figli, cosa dar loro da mangiare, come vestirli, dove portarli, quali giochi scegliere, cosa permetter loro di fare e cosa no.

Il secondo tipo di avatar è la tecnologia, in particolare quella dello smartphone.

La mamma 2.0 è una sorta di Grande Fratello: ha il cellulare sempre sotto gli occhi e con questo vuole controllare in tempo reale tutti i momenti e i movimenti dei figli. Lo fa direttamente con messaggi e chiamate anche da scuola per sapere com’è andata la verifica, dalla gita o dalla festa del compagno per sapere se si divertono o si annoiano. Lo fa indirettamente con tutte le chat di gruppo su Whatsapp, quella con le mamme dei compagni di scuola, quella con le mamme della scuola di basket, quella con le mamme del laboratorio di pittura.

Attraverso il cellulare transita una comunicazione affettiva relazionale che nasce proprio dentro il rapporto materno. Quindi se il genitore si lamenta quando il figlio davanti al piatto di pasta scrive un sms la responsabilità in parte è del genitore che gli ha fatto passare per una cosa normale e premurosa usare il cellulare sempre e ovunque. Poi adesso si sono messe anche le maestre, che quando vanno in gita con i bimbi dell’asilo mandano foto e filmati ai genitori via Whatsapp. Lo smartphone è un cordone ombelicale virtuale. Una volta punivi il figlio se lo usava, ora lo punisci se lo dimentica a casa”, spiega Laura Turuani. “Il rischio è che ecceda senza volere rovinando la relazione con lui” dicono i due psicoterapeuti.

Il controllo fisico della mamma di una volta oggi è sostituito dal controllo attraverso la tecnologia che, paradossalmente, diventa più ossessivo.

Cosa avviene durante l’adolescenza?

Tutto questo può diventare ancora più problematico durante l’adolescenza. Questo, spiega la Turuani, è un periodo in cui il ragazzo sente il bisogno di autonomia ed emancipazione e il rischio è che mamma e figlio abbiano difficoltà a separarsi davvero.

Anche se i figli stanno fuori lontano dai genitori per oltre metà della giornata, si trovano in contesti ultraprotetti e il più possibile controllati. E anche quando vanno fuori per una vacanza studio c’è Skype e ci sono i Social Network a tenerli in contatto con la mamma.

Il padre è più distaccato e lascia più margine al figlio. La Turuani parla di “complesso di Edipo in relazione alla figura della madre. Si deve “uccidere” simbolicamente lei, castrante, per emanciparsi. Mentre il padre è quello che ti fa più respirare”. 

Con una mamma che arriva dappertutto, il figlio “avrà più difficoltà a litigarci insieme, a rifiutare un suo consiglio, sarà più sensibile alla sua tristezza, si sentirà in colpa se viene meno a un ordine, non le saprà chiederà aiuto perché lei lo anticipa, fino a costringerlo a raccontarle bugie per rassicurarla. E sentirà di più il peso delle sue aspettative”.

Diventa così molto importante coltivare la solitudine del figlio, lasciare spazio alla sua creatività con giochi non troppo pilotati come le costruzioni o le bambole, con spazi vuoti durante la giornata, senza tabelle di marcia. “Serve per entrare in contatto con se stessi. Un esercizio utile anche in età adulta.”

Come si fa a stare vicine ai figli ma non troppo?

Bisogna riuscire a mantenere la giusta distanza e ad avere pazienza, facendo a volte un passo indietro e aspettando che siano loro, i figli, a farne uno in avanti. “Bisogna dargli fiducia, non demonizzare le sue scelte, piuttosto farsi spiegare perché ha fatto una cosa e non un’altra che a voi piaceva di più”. E gioire nel momento in cui non risponde ad una chiamata: è il segno che sta costruendo la sua identità.

Un lavoro molto difficile, forse il più difficile del mondo, quello del genitore. Non abbiamo manuali a disposizione, nessuno può insegnarcelo. Ma è anche il lavoro più bello perché, nonostante la fatica, il peso della responsabilità e gli innumerevoli sbagli, è quello che riesce a dare la soddisfazione e la felicità più grandi.

Mamme, siete d’accordo?