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Rivogliamo le curve!

Instagram censura la tag “Curvy”, che indica le donne formose, ma l’universo femminile non ci sta e si ribella: spazio alle foto di ragazze burrose

Rivogliamo le curve!

È un avvenimento di pochi giorni fa, ma le polemiche che ha scatenato, invece che placarsi, non accennano a diminuire. Il social Instagram ha infatti reso noto di aver bloccato la ricerca di foto caricate sulla sua piattaforma con la tag “Curvy”, il termine che inglese indica in modo positivo e gratificante le donne formose: curvacee, appunto.

Le donne burrose

I portavoce di Instagram hanno dichiarato al sito Buzzfeed che la tag è stata bandita «perché veniva utilizzata per condividere foto e video che violavano la politica di Instagram contro la nudità». Ma la rivolta on line è partita immediatamente e a protestare sono state proprio le donne burrose, che non vogliono essere emarginate: taggando le loro foto con la parola “Curvy” avevano sempre ribadito infatti il fascino e la gioia di avere un corpo non mortificato da diete ai limiti dell’anoressia. Il bando alla tag “Curvy” adesso fa sentire rifiutati i loro fisici esuberanti.

La riscossa

È così partita la riscossa, all’insegna dell’hashtag #BringCurvyBack. Come molte donne fanno notare, Instagram (che detto per inciso ha una politica molto rigida per quanto riguarda il mostrare parti nude del corpo) non ha per ora bandito termini ai limiti del pornografico come #Fatf**ck o tittyf**k. Una ragazza che si firma Allasonlewis ha postato un suo selfie curvy con il commento: «Stiamo continuando a postare i nostri splendidi corpi abbondanti e render loro omaggio, che a voi piaccia o no!» e la più concisa Chicainthecity23 riassume il senso della protesta in un vibrante: «Noi esistiamo!». È proprio questo il punto: bandire un termine che indica in modo positivo il corpo formoso è discriminante nei confronti di tutte le donne che non intendono adeguarsi all’ideale di bellezza sottopeso imposto dai media. E annulla in un sol colpo tante campagne sanitarie per combattere l’anoressia. Chi la spunterà?

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