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Fotografare (e riprendere) la nostra vita di continuo ci aiuta davvero a ricordarla?

Le foto ci aiutano a riportare alla mente momenti importanti, ma talvolta ci fanno "perdere il presente".

Fotografare (e riprendere) la nostra vita di continuo ci aiuta davvero a ricordarla?

Un’uscita con gli amici, un mare mozzafiato, un concerto e uno dei gesti più comuni che compiamo è quello di prendere il nostro smartphone per immortalare il momento. Non c’è situazione vissuta che non riteniamo degna di essere fotografata per farla andare a finire nel nostro cassetto dei ricordi “documentati, “illustrati”. Niente di stampato, si intende, bensì tutto raccolto e compresso in un archivio virtuale nel quale ci piace sapere che, ogni tanto, possiamo andare a dare un’occhiata, per rivedere un’immagine della nostra vita che non abbia subito gli effetti del tempo: nessuno strappo, nessun colore sbiadito.

Secondo una ricerca, le nostre foto e i nostri video salvati sul telefono, sono così importanti che perderli sarebbe stressante per il nostro cervello tanto quanto la perdita di una persona cara. Ma davvero la mania di scattare foto ci aiuta a ricordare la nostra vita? E vale la pena assecondarla?

Una foto, bisogna dirlo, ci consente, a distanza di tempo, di portare alla mente momenti che avevamo anche dimenticato (a chi non è capitato di restare quasi sorpreso di fronte ad uno scatto datato?), sorrisi di persone che, anche a spremer le meningi, faremmo fatica a ricostruire con la mente. Insomma, le foto a volte possono davvero stimolare le nostre emozioni, farci fare un tuffo nel passato. Ma ci sono cose che uno scatto non riesce a portare alla mente. Le emozioni che abbiamo fissato dentro di noi, infatti, spesso sono legate agli odori, alle sensazioni stesse, ad un brivido percepito, ai movimenti o ai i gesti di qualcuno. E questi non potremo mai ritrovarli nelle foto.

Ma non è solo questo. Quello che spesso trascuriamo, presi dall’ansia di pensare al futuro, al giorno in cui “chissà, se vorremmo rivedere questo momento”, è proprio il presente, il momento stesso.

L’esempio più lampante, forse, è un concerto. Immaginatene uno, di un cantante celebre: location stracolma, ottima compagnia, la gioia si respira; ma se guardassimo dall’alto lo spettacolo, proprio come vediamo in tv, vedremmo un luccichio che riveste la folla. No, non sono gli accendini con cui si cercava di dare un’atmosfera fino agli anni ’90. Sono gli smartphone, intenti a fotografare e riprendere tutto. E mentre guardiamo lo spettacolo attraverso uno schermo, forse dimentichiamo che proprio dietro lo smartphone che stiamo tenendo faticosamente in mano per tutto il tempo, c’è il nostro cantante preferito. Basterebbe spostare per un po’ il caro dispositivo, per accorgerci che “guardare direttamente con i nostri occhi”, senza il filtro di un display, è tutta un’altra cosa. E sebbene sappiamo che a distanza di un anno potremo rivedere il video (anche mosso ed incomprensibile), ci mancherà forse il ricordo più importante: quello dell’emozione stessa che avremmo vissuto se fossimo stati presenti con tutti noi stessi (occhi, cuore e mente insieme), senza filtri.  Peccato che, invece di vivere il momento, eravamo intenti a riprenderlo.