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Cannes: l'ottava giornata

Succede, a volte. Che tra make up, red carpet, pose e sorrisi di rito per i fotografi, scappi anche qualcosa di non programmato. Ed è davvero particolare la coincidenza che protagonista di questo momento-verità sia l'attrice che quest'anno ha dato il volto al Festival, Juliette Binoche.
È la conferenza stampa per la presentazione del film "Copia conforme”, interpretato dalla Binoche e diretto dal regista iraniano Abbas Kiarostami, che esprime l'augurio di pronta liberazione per il collega Jafar Panahi, rinchiuso in carcere (il terribile Evin) a Teheran per un film che non è ancora stato girato. Kiarostami ha parole di speranza, subito gelate dalla testimonianza di una giornalista iraniana: la liberazione è lontana, tanto che Panahi ha appena iniziato uno sciopero della fame. È a questo punto che Juliette Binoche scoppia in lacrime. Vere, autentiche, commosse. Anche perché il caso Panahi corre sottotraccia a questa edizione del Festival: scelto come giurato proprio per sottolineare al mondo del cinema la sua condizione di prigioniero, non solo non è naturalmente potuto intervenire, ma la sua sedia vuota è stata ripetutamente inquadrata durante le riprese dell'inaugurazione del Festival.

Commozione autentica (e storia vera) anche per il film in concorso ieri, che finora sembra dalle indiscrezioni il più convincente agli occhi di giurati e cinefili: "Des hommes et des dieux” di Xavier Beauvois, con un grande Lambert Wilson. La vicenda narrata è quella dell'eccidio di una comunità di monaci benedettini francesi a Tibhirine, Algeria, nel '96. I monaci prestavano soccorso a chiunque bussasse alla loro porta, indipendentemente dalla fede religiosa professata. Presi in ostaggio da terroristi islamici, furono ritrovati assassinati, ma parecchi sospetti continuano a gravare (un'indagine è in corso) sull'esercito algerino, che per errore avrebbe sparato dall'alto sui frati, scambiandoli per terroristi.

Oggi in concorso "Poetry” di Lee Chang-Dong e "Myjoy” di Sergei Loznitsa.

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