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Non buttiamoci giù

Non buttiamoci giù

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Nick Hornby, con Pierce Brosnan e Toni Collette

Guarda la gallery È tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, questo film diretto da Pascal Chaumeil (“Il truffacuori”) e interpretato da Pierce Brosnan, Toni Collette, Imogen Poots e Aaron Paul. Come nel romanzo, si tratta della storia agrodolce di quattro personaggi che si ritrovano la notte di capodanno sul tetto della Topper Tower, desiderosi di buttarsi giù e porre fine, per motivi differenti, alle proprie vite. Ma proprio il fatto di trovarsi insieme in un frangente così doloroso e insieme così privato fa sì che il proposito suicida sia accantonato. Anzi, il quartetto diventa una sorta di strana famiglia, che si supporta a vicenda. Ironia e battute irresistibili condiscono il film articolato in quattro parti, in cui si approfondiscono i caratteri di ciascuno dei protagonisti. C’è Martin (Brosnan), presentatore tv travolto dallo scandalo per essere andato a letto con una minorenne (non conoscendo la sua vera età); Maureen (la Collette) ha invece un figlio disabile; Jess (la Poots) è la tipica ragazza ribelle e difficile, ma dal grande cuore; e JJ (Paul, già visto in “Breaking Bad”) è il giovane artista che si sente sull’orlo del totale fallimento. L’approccio è comico senza scadere mai nel superficiale. «Questo libro è molto amato, come la maggior parte dei libri di Nick», ha detto Pierce Brosnan. «Penso che lo sia proprio perché guarda alla tristezza della vita, alle disgrazie della nostra esistenza come esseri umani, ma con una grande quantità di umorismo. Nick scrive con grande alacrità, regalando ritmo e sfumature a ogni personaggio».  E un vero e proprio personaggio è anche la Topper Tower, punto d’incontro del bizzarro quartetto. Lo scenografo Chris Oddy ha trovato un edificio nel centro di Londra adatto alle riprese (in termini di spazio sul tetto per la macchina da presa), con una vista spettacolare della Cattedrale di St. Paul.  Il palazzo è stato anche ricostruito presso i Pinewood Studios, permettendo al regista di controllare l'ambiente con angolazioni e movimenti di macchina. Gli attori hanno recitato molte scene impegnative del film con il massimo della concentrazione, senza patire il freddo invernale, a centinaia di metri dal suolo. Il set era uno spazio ricostruito di 12 metri quadrati, innalzato a 10 metri da terra. «Anche in studio c’era il problema della sporgenza», ha detto la produttrice Finola Dwyer. «Quando gli attori erano sul bordo del tetto erano costantemente controllati, ma si sentivano comunque su un bordo». Dopo la prima lettura del copione, i quattro attori, i produttori e il regista avevano cenato insieme a St. John a Shoreditch e dopo avevano fatto un giro di ricognizione sul vero grattacielo. «Siamo tutti rimasti lì quella notte e abbiamo riflettuto un attimo e contemplato che cosa sarebbe stato buttarsi giù», ricorda Brosnan. «È stata una sensazione palpabile. Questa è la parte emotiva della vita di un attore». Il direttore della fotografia, Ben Davis, aggiunge : «Non avremmo potuto ottenere il risultato che abbiamo ottenuto se avessimo girato sul posto. Era una semplice costruzione, ma al fine di catturare il senso di dramma della scena avevamo bisogno di un sacco di angolazioni. E siamo riusciti a fare tutto con il cast, piuttosto che con le controfigure».

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