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Black Or White

Kevin Costner ritorna sul grande schermo con questa pellicola sospesa tra la tragedia e la commedia.

Kevin Costner in Black or White

Kevin Costner ritorna sul grande schermo con questa pellicola (nelle sale cinematografiche il 5 marzo), “Black Or White”, sospesa tra la tragedia e la commedia, un po’ come la piccola protagonista del film, Eloise, una bambina figlia di una coppia mista, dunque per metà caucasica e per metà afro-americana.

Eloise ha perso la madre e di lei si prende cura il nonno materno, l’avvocato Elliott Anderson (Kevin Costner), rimasto recentemente vedovo.  Quel che sembra un seppur doloroso tran tran familiare è messo però in discussione dalla nonna paterna della ragazzina. La donna desidera infatti che Eloise sia affidata al padre, un tossicodipendente che aveva abbandonato moglie e figlia subito dopo il parto. Ne nasce una battaglia legale e culturale in cui l’apparenza spesso inganna.

Non un semplice film sul razzismo, secondo Kevin Costner, che al proposito ha affermato: «Credo che questa pellicola aggiungerà qualcosa di meraviglioso. Anche se non è stato scritto con questa cosa in mente. Lo scopo non era quello di aggiungersi alla lista di film sul tema razziale. E’ stato scritto ancor prima della maggior parte di quei film, quando ancora nessuno li conosceva. Dà il via a un dibattito in maniera davvero unica, con una voce, con una stramba filosofia di un tizio, che ce la spiega in un’aula di giustizia, e poi acquisisce un significato per le persone in tutto il mondo, ed è questo: “non è il mio primo pensiero che conta, ma il secondo e il terzo e il quarto, e quelli sono i pensieri che mi definiranno come qualcuno che è tollerante o come qualcuno che è ignorante, o peggio un razzista.” Non suona come una predica. Viene fuori da una bocca davvero insolita. E’ questo che innesca il dibattito».

Da parte sua, il regista Mike Binder (che aveva lavorato con Costner in “Litigi d’amore”) ha dichiarato di aver voluto “fare un film che innescasse una conversazione sulla direzione che sta prendendo la questione razziale in questo paese. Mentre stavamo girando il film, c’erano numerose coppie birazziali e donne con figli birazziali. Quello che ci salverà, secondo me, sarà il mischiarci tra di noi il più possibile, in modo che i nostri figli non sapranno più di che colore sono, e a quel punto saranno solamente persone.

Ho visto questo film assieme a un pubblico solamente di bianchi, e poi solamente di neri, e poi l’ho visto con un pubblico di colori diversi. Ed è piaciuto a tutti. Ci sono diverse cose per le quali penseresti che la gente possa sentirsi insultata, ma non è così. E c’è anche una gran dose di humour. La gente comprende la storia. Si identifica, il che mi dà speranza. Perché viviamo tutti assieme su questa isola nessuno può scappare  perciò faremmo meglio a capire come vivere assieme».