King crimson: a scarcity of miracles
Un progetto davvero speciale, questo “A scarcity of miracles”. Sia per il formato, in quanto è stato pubblicato come cd/dvd-a (con mixaggi in sound surround 5.1) e come vinile in edizione limitata da 200 grammi con cd standard. Sia perché nasce da alcune session di sole improvvisazioni chitarristiche di Robert Fripp e Jakko Jakszyk. Era il febbraio 2009, e i due musicisti non pensavano che il progetto si sarebbe allargato ed esteso, fino a comprendere Mel Collins, sassofonista e già componente dei King Crimson, Tony Levin (bassista) e Gavin Harrison (batterista dei Porcupine Tree), entrambi membri dei King Crimson nel 2008. Il risultato è un album potente e di grande raffinatezza ritmica, che offre all’ascoltatore una sorta di summa della produzione artistica targata King Crimson, dagli echi più evocativi agli accenti ambient, dal jazz all’Adult Oriented Music più sofisticata. Canzoni intense e al tempo stesso piacevoli e accattivanti per l’ascoltatore (cosa che ha fatto storcere un po’ il naso agli amanti dei King Crimson più esoterici e ostici). La miglior definizione del disco è comunque quella data proprio da uno dei suoi creatori, Robert Fripp , che ha presentato l’album con questi termini: «La musica ha il gene dei King Crimson, ma non è propriamente KC, e comunque quando il progetto è cominciato non era questa l'intenzione. Considerando la cosa sotto il profilo generico, trattasi di evoluzione».
Robert Fripp e I King Crimson
Che a dirlo sia Robert Fripp, anima fondatore dei King Crimson, dà la giusta chiave di lettura dell’album. Chi meglio di lui, che diede vita infatti al gruppo britannico di progressive rock nel 1969, poteva dare una qualifica a quest’ultima sua fatica? Anche se va detto che sia la natura musicale del progetto che la formazione chi gli ha dato vita è distante dalle formule originali. La band nasce come
quintetto: Robert Fripp (chitarra), Ian Mc Donald (fiati e tastiere), Greg Lake (basso elettrico e chitarra folk) e Peter Sinfield (testi e tecnico da palco), che battezza la band “King Crimson”, ovvero “Re Cremisi”. Il primo album, “In the court of the Crimson King”, conquista pubblico, critica e colleghi (tra cui Pete Townshend degli Who). Negli anni a seguire, Fripp introduce nel sound della band (arricchito anche da contributi di parecchi jazzisti del giro della scena di Canterbury) sperimentazioni più elettroniche, dovute anche all’influenza dei suoi lavori con Brian Eno. All’inizio degli anni Settanta cambia la formazione della band (David Cross, Bill Bruford, John Wetton e Jamie Muir) che però non rimane stabile. L’ultimo album di questa fase è “Red”, del 1974. La band poi si scioglie, e Fripp, in crisi artistica e mistica, preferisce lavorare con Brian Eno, Peter Gabriel, David Bowie, Blondie. Nel 1981 i King Crimson (in formazione nuova e non stabile) tornano con l’album “Discipline”, seguito da altri due album “Beat” e “Three of a perfect pair”. Si sciolgono nuovamente nel 1984. Nel 1994 i King tornano come sestetto (Robert Fripp, Tony Levin, Adrian Belew, Bill Bruford, Trey Gunn, Pat Mastelotto) ma si sciolgono nel ’96. Nuovi progetti si susseguono dal 200 in poi, sempre con formazioni diverse, fino al 2008, con i concerti per festeggiare i 40 anni della band, che hanno visto suonare negli Usa Robert Fripp, Tony Levin, Adrian Belew, Pat Mastelotto e Gavin Harrison.