Vita da Arbiter

Testati a fondo

Arbiter in immersione a 26 metri per mettere sotto pressione nove orologi subacquei. Estetica, funzionalità e visibilità alla prova della Torretta di Portofino

di Alessandro Botré

foto di Massimo Corradi e Gianni Risso

Che sia in apnea, con l’autorespiratore ad aria o a ossigeno, sono 21 anni che vivo intensamente il mare. Il «Sesto continente» o il «Mondo del silenzio», come lo definirono negli anni 50 i primi documentari sulla subacquea, è un’altra dimensione. È unico perché prima lo contempli, poi ti ci immergi. La fisica, l’ostentazione, l’apparenza che regnano a terra vengono sconvolte quando si fa la capovolta e si pinneggia verso il fondo. La legge di Archimede vige e devi adattarti, acquisendo quella che Luigi Ferraro, incursore e padre della subacquea, battezzò acquatilità. Giù devi essere acquatile, negli abissi impera la verità. Una volta immerso conta solo la testa. E il tempo. Se infatti i suoni, la gravità e gli scambi gassosi a livello polmonare e sanguigno vengono alterati dalla pressione, il tempo non viene distorto. Sarebbe bello che rallentasse proporzionalmente al battito cardiaco, per poter stare sotto delle eternità. Eppure scorre inesorabile, determinando tempistiche che vanno rispettate altrimenti son dolori. Ecco perché a un subacqueo non può mancare un segnatempo al polso. Ormai la servoassistenza post-moderna lo sta soppiantando con l’impersonale computer, che riassume orologio, profondimetro, tabella di decompressione, termometro. Pensa lui per te, sostituendosi letteralmente al cervello dell’uomo. Rimane comunque uno strumento che garantisce, se portato da chi sa cosa sta facendo, una buona dose di sicurezza, ma il suo quadrante digitale rimane freddo e non arricchisce certo l’immersione di estetica. Dunque, ci sono ancora dei subacquei, pochissimi a dire il vero, che amano l’orologio meccanico con la ghiera girevole per segnare il tempo d’immersione e la tabella di decompressione infilata nella tasca del Gav (giubbetto assetto variabile) o in cintura se puristi che si immergono con il solo schienalino per la bombola.

Eccoci dunque al tuffo che Arbiter ha effettuato per testare sul campo nove modelli di segnatempo subacquei, tutte novità del 2018: Audemars Piguet Royal Oak Offshore Diver, Bell & Ross BR03-92 Diver Blue, Breitling Superocean Heritage II B01 Chronograph, Eberhard & Co. Scafograf Gmt The Black Sheep, Jaeger-LeCoultre Polaris, Omega Seamaster Diver 300 in versione con bracciale in acciaio e cinturino in caucciù, Oris Divers Sixty-Five Bronze Bezel, Paul Picot Plongeur Black Phantom e Ulysse Nardin Diver Deep Dive. Naturalmente altre case orologiere propongono esemplari validissimi ma questi sono gli ultimi usciti, lo stato dell’arte. Per la nostra casa editrice ormai può considerarsi una tradizione: questo infatti è il quarto tuffo nel blu in cui proviamo questi gioielli meccanici da polso. Alcuni di loro hanno le bombole nel Dna, altri contano più che altro su di un’ispirazione marina, ma di certo tutti sono pensati per funzionare sotto il pelo dell’acqua come e se possibile meglio che sopra. Quest’anno abbiamo voluto ripetere l’esperienza alla Torretta, sul promontorio di Portofino. Un angolo di Liguria che regala alcune tra le più belle immersioni e alcuni tra i più begli incontri del Mediterraneo, nel contesto di una riserva dove sguazzano cernie, corvine, barracuda, branzini, saraghi, orate, polpi e tanto altro. L’ambientazione adatta per mettere agevolmente sotto pressione gli orologi acquatici. Così, in una mattina di fine maggio dalla temperatura già estiva, dopo aver rimandato la spedizione di una settimana a causa di condizioni meteo sfavorevoli, ci siamo tuffati nelle acque della Torretta, che si trova sulla sinistra guardando l’emozionante abbazia benedettina di San Fruttuoso. La Torretta, insieme alla Torre Doria, serviva centinaia di anni fa all’avvistamento dei pirati, in difesa del borgo di San Fruttuoso. Temperatura dell’acqua in superficie 20 gradi, cioè fresca, che a 26 metri di profondità diventano 15. Fondamentale per l’operazione l’appoggio di un centro immersioni qualificato, in questo caso il Diving Evolution di Andrea Galliadi, di Santa Margherita Ligure, a qualche minuto di navigazione dal punto di immersione. I membri della squadra, tutti sub esperti, si sono immersi con allacciati ai polsi di ciascuno almeno un segnatempo meccanico, alcuni con ben due orologi. A immortalarci due fotosub di lungo corso: sott’acqua Massimo Corradi, istruttore di safari fotografico sub di cui ha vinto numerosi titoli nazionali e internazionali, e in barca Gianni Risso, detentore del primato come fondatore e presidente più longevo di un club subacqueo, il Cicasub Bogliasco Seatram dal 1963, nonché autore di 6mila articoli subacquei.

Sei invece gli sperimentatori, tra cui chi scrive: il direttore di Arbiter Franz Botré, soprannominato in gioventù L’uomo di Atlantide, con oltre 1.000 immersioni in tutto il mondo, il titolare del centro immersioni che ci ha accompagnati Andrea Galliadi, istruttore dal 1998 con più di 3.500 tuffi all’attivo nonché autore del libro Immergersi a Portofino (Azienda grafica Busco, 2003), il suo braccio destro Marco Bove, che dal 2010 al 2017 ha lavorato a bordo della motonave Don Questo nel Mar Rosso sudanese durante la stagione invernale e che conta oltre 6mila immersioni, la biologa marina Paola Bearzi, che curava le vasche degli squali nell’Acquario di Genova prima di trasferirsi nel ’96 in Indonesia per aprire un dive resort a Manado, il Mapia resort, ora tornata in Italia dove continua a immergersi per passione, e infine Giosuè Sannino, direttore didattico di Handicapped scuba association Italia, agenzia che brevetta persone con disabilità. Quali occhi migliori dei loro per valutare questi capolavori di meccanica, in base a visibilità, robustezza, comodità, funzionalità, estetica?

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