Vita da Arbiter

Grazie alle pecore

La lana di scarto per «divorare» in maniera naturale gli sversamenti di idrocarburi. Con Geolana un’azienda sarda ha innescato un modello vincente di economia circolare

Altro che formidabile sistema per riuscire ad addormentarsi. In Sardegna, a forza di contare le pecore, è suonata la sveglia. E adesso con la lana degli ovini si ripulisce il mare da catrame e idrocarburi. Sembra una favola la storia di Geolana, la lana mangiapetrolio brevettata a Guspini, cittadina di 11mila abitanti nel Medio Campidano sardo, terra di miniere abbandonate a picco su una distesa di acque verdi. E invece la tecnologia che tosa le pecore per salvare il mare è un esempio concreto di economia circolare nata dalla collaborazione fra l’università di Cagliari e la società Edilana.

Nell’isola ci sono più di tre milioni di pecore, un gregge mai sazio che non smette di crescere. Troppi animali per gli ovili sardi che negli ultimi 30 anni, a corto di pastori e messi sotto pressione per il calo del prezzo del latte, sono diminuiti di un terzo. C’è chi è sceso dalla montagna e si è organizzato in pianura costituendo aziende più grandi, ma c’è anche chi si è dovuto sbarazzare del gregge. La scorsa estate, la Regione Sardegna ha perfino raddoppiato il contributo (da 15 a 30 euro) per la macellazione delle pecore, con l’obiettivo di diminuire il patrimonio ovino dell’isola. E tutta la lana di pecora a pelo corto, non impiegata per l’abbigliamento, finisce direttamente in discarica, con costi di smaltimento e ambientali altissimi, su cui la Coldiretti ha lanciato più volte il suo allarme.

Uno spreco di risorse inaccettabile per Daniela Ducato, la bio-imprenditrice che a Guspini ha creato un piccolo impero dell’innovazione sostenibile. A partire dalla società di famiglia, guidata dal marito Oscar Ruggeri e specializzata in materiali per l’edilizia, Daniela Ducato ha fondato Edilana, Edizero, Edimare, Edilatte. Tutte società che fanno business riciclando quelli che per qualcuno sono scarti ma per Daniela Ducato sono risorse preziose. Nascono così, nel 2006, i pannelli isolanti e i cappotti termici realizzati con la lana delle pecore. Perché non impiegare il materiale anche per altre applicazioni al di là dell’edilizia? Ecco che prende forma Geolana, la lana mangiapetrolio. «Edilana nasce con l’obiettivo di valorizzare gli scarti proponendo un modello virtuoso di economia circolare. Prima la lana veniva bruciata in discarica oggi si incammina verso una seconda vita», spiega Giampietro Tronci, l’ingegnere ambientale che è responsabile di produzione Geolana. «È noto che la lana ha una capacità assorbente molto elevata. Ma ci siamo resi conto, grazie ai progetti di ricerca messi in campo con l’Università di Cagliari, che questo materiale naturale funziona come una spugna in grado di pulire il mare dagli sversamenti di idrocarburi».

In pratica, la lana di pecora diventa un mini-depuratore, habitat naturale per microrganismi che catturano e divorano il petrolio senza lasciarne traccia in mare. Il prodotto innovativo è stato presentato l’anno scorso al molo Ichnusa di Cagliari, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, e il progetto è diventato una best practice presentato allo scorso forum One Ocean, il primo evento mondiale dedicato alla sostenibilità degli ecosistemi marini. I prodotti innovativi Geolana, realizzati in pura lana vergine di pecora sarda, sono un mezzo efficace per l’assorbimento e la biodegradazione di idrocarburi petroliferi. Un dato su tutti: con un chilo del prodotto Geolana Salvamare si riescono ad assorbire da 7 a 14 chili di idrocarburi, e può essere riutilizzato. Soprattutto i Salvamare Geolana sono semplici da usare, come barriere oleoassorbenti da applicare nelle banchine o ai pontili delle aree marine e portuali, oppure come «salsicciotti» da mettere in sentina per le barche da diporto. 

Ora, dopo la fase di ricerca, la tecnologia brevettata da Geolana è pronta per la commercializzazione nei porti e nelle marine italiani. «In Italia c’è ancora poca sensibilità nella gestione sostenibile delle aree marine», dice Leonardo Ruggeri, figlio di Oscar e di Daniela Ducato, che segue in prima persona lo sviluppo del progetto Geolana. «Molti porti utilizzano materiali derivanti dalla petrolchimica per difendersi dagli sversamenti di idrocarburi. La nostra proposta invece è completamente naturale. I geotessili di Geolana hanno performance uniche perché riescono a biodegradare gli inquinanti, in modo completamente sostenibile per l’ambiente». Le barriere di Geolana oggi si trovano all’isola d’Elba e presto potrebbero venire adottate da un network di porti privati italiani.

Il mare Mediterraneo non è l’oasi da cartolina che immaginiamo quando pensiamo alle acque cristalline della Sardegna o della Puglia. Secondo Legambiente, il Mare Nostrum ha la più alta concentrazione di idrocarburi del mondo, 38 milligrammi per metro cubo, quattro volte più del mare dei Sargassi. «L’economia circolare serve proprio a questo: a utilizzare prodotti di scarto per risolvere problemi ambientali. Il nostro brevetto dimostra che è possibile fare impresa in modo sostenibile e grazie agli scarti». Non solo mare. La tecnologia di Geolana è utilizzata anche a terra, lungo i binari delle ferrovie. Rete ferroviaria italiana (Rfi) si prepara a lanciare in via sperimentale il progetto di binario mangiapetrolio, che eviterà la contaminazione petrolchimica della massicciata grazie alla soluzione brevettata a Guspini. La tecnologia sviluppata da Geolana sta facendo scuola. E oggi sono diverse le proposte che in Italia e nel mondo cercano di utilizzare materiali di scarto per assorbire idrocarburi. Anche al Quirinale si sono accorti di questa azienda sarda che con la lana vuole salvare il mare dall’inquinamento: a Daniela Ducato è stato conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica e di campionessa mondiale di innovazione. Perché il progetto mangiapetrolio, e accanto a questo tutte le iniziative per fare business a partire dai rifiuti, stanno creando lavoro e benessere in una terra dove la crisi economica morde ancora. Ogni azienda del gruppo Edizero si articola su filiere di piccole imprese del territorio: oggi intorno ai progetti di «seconda vita» della lana sono nate 72 aziende, di cui 40 in Sardegna, che occupano oltre 600 persone. Sarà vero che chi dorme non piglia pesci. Ma chi conta le pecore, a volte, è più sveglio di altri.

di  Christian  Benna

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