Vita da Arbiter

Quando torni?

Il vostro cane vi sveglia sempre alla stessa ora? Oppure comincia ad aspettarvi alla finestra quando si avvicina il momento del vostro rientro a casa dal lavoro? Abbiamo chiesto a un medico veterinario esperto in comportamento se i nostri amici pelosi percepiscono il tempo come noi

Tutti i giorni, quando torno a casa in pausa pranzo, Artù è lì che mi aspetta, dietro l’ampia vetrata del mio salotto, da cui è possibile controllare chi entra e chi esce dal portone principale. Alle 13 comincia a fare avanti e indietro. Neanche avesse un orologio da... zampa! E se mi capita di essere impegnato, di non poter rientrare, arriva puntuale la telefonata di mia moglie: «C’è Artù alla finestra che fa il portinaio, ti aspetta». Alla sera, stesso copione.

La mattina, invece, per me è ormai diventato inutile puntare la sveglia, tanto sono certo che Artù, tra le 7 e le 7.30, mi verrà a chiamare appoggiando delicatamente il muso sul letto (weekend compresi, ahimè...). Ma come fa a non sgarrare mai sugli orari? Sebbene si senta spesso dire che «i cani non hanno la percezione del tempo» (pertanto se li lasciamo soli un’ora o tre ore per loro cambierebbe poco), chi ne possiede uno continua ad avere il dubbio: ma è davvero così?

I nostri amici pelosi conducono una vita così atemporale? Osservando Artù non lo affermerei con certezza. Ne ho parlato allora con Chiara Passalacqua, medico veterinario esperto in comportamento. «Tra le varie capacità cognitive del cane, questa è una delle più complesse da spiegare. è il cosiddetto “mental time travel”, legato all’autoconsapevolezza e alla capacità di pianificazione, che ha dato vita a un dibattito scientifico molto acceso, a seguito di una curiosa scoperta che riguarda la ghiandaia americana. Questo uccello, dopo aver accumulato e nascosto diversi tipi di cibo, andrebbe a recuperarli a seconda del loro deterioramento, dimostrando una grande capacità di pianificazione.

Secondo alcuni studiosi, tuttavia, anche in questo caso non si tratterebbe di vera e propria autoconsapevolezza, piuttosto di un ritrovamento fondato su meccanismi mentali più basici, legati al tipo di cibo e all’istinto di seppellirlo in un tal posto. Per quanto riguarda i cani, non esistono studi molto specifici, ma in generale si sa che questi animali sono in grado di creare delle mappe mentali, basandosi su punti di riferimento fisici o eventi, che poi collegano in maniera associativa», spiega la dottoressa. Così, ci sono molti aneddoti che dimostrano la loro capacità di ritrovare la strada di casa. Oppure è facile che «ricordino» che il padrone torna quando diventa buio.

Artù probabilmente ha associato il mio rientro intorno alle 13 a un evento sincronico (mia moglie che inizia a cucinare il pranzo o dà da mangiare a nostro figlio), ed è per questo che mi aspetta, non perché si renda conto effettivamente che torno all’ora di pranzo. I cani si relazionano dunque alla percezione dell’assenza del padrone e alla possibilità di un suo futuro ritorno. Non si può negare, però, che l’idea stessa di attesa sia temporale.

Allora i cani in qualche modo sentono il tempo che scorre? «Sì, lo sentono», conferma la dottoressa. «Ma in linea di massima ci fanno le stesse feste sia che andiamo via un’ora sia che torniamo dopo quattro ore. Se forniamo loro dei segnali, sono molto più bravi di noi a collegarli a un evento. Si chiama apprendimento associativo. Mentre quando sono soli incontrano più difficoltà perché hanno a disposizione meno punti di riferimento».

Questo permette di collegarci al tema dell’attaccamento, al fatto che alcuni cani si disperino fino all’ansia quando il proprietario esce, perché non riescono a percepire che il padrone tornerà. Abbaiano, guaiscono o fanno disastri quando li lasciamo soli «molto probabilmente perché non sono stati svezzati nel modo corretto e sono stati strappati dalla mamma troppo presto, come accade ai tanti esemplari importati dall’Est Europa». Prima di Artù ho avuto un labrador per 14 anni, Ronny: non sono mai riuscito a lasciarlo solo a casa nemmeno per cinque minuti. Andava subito in ansia e abbaiava. Peccando di esperienza, non lo avevo acquistato in un allevamento ma in un negozio e ho sempre avuto il dubbio che fosse stato importato dall’Est. «Accade come per gli umani. Se nel primo periodo di vita creiamo con il bambino o il cane un rapporto equilibrato, consentiremo loro di non soffrire di disturbi di attaccamento quando cresceranno». Chiara Passalacqua ci fa notare infine una peculiarità molto interessante della psicologia canina: «Possiamo affermare dunque che i cani non fanno troppi pensieri sul futuro o sul passato, e per questo vivono più serenamente il presente». Un altro aspetto che, forse, dovremmo imparare da loro. 

Testo e foto di Andrea Bertuzzi

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