WEB RADIO

rmc
 
Radio Festival
 
Music Star Tiziano Ferro
 
RMC Italia
 
Music Star Zucchero
 
RMC Marine
 
Radio Kay Kay
 
RMC 80
 
Mina: Ieri Oggi e Domani
 
RMC BUDDHA-BAR Monte Carlo / Radio
 
Monte Carlo Nights Story
 
RMC Hits
 
RMC New Classics
 
RMC Love Songs
 
Music Star Coldplay
 
Radio Bau & Co
 
Radio Monte Carlo FM
 
RMC Great Artists
 
RMC Duets
 
RMC 90
 
Music Star Jovanotti
 
MC2
 
Music Star Giorgia
 
Music Star Pino Daniele
 

Vita da Arbiter

Uomini di polso

Quello spazio mobile dove si conclude la manica è il secondo occhio dell’abbigliamento maschile. L’abbiamo scomposto nei suoi elementi costitutivi, per definire i canoni della vera eleganza

In un abito tradizionale, le zone che si notano maggiormente sono quelle in cui si combinano materiali e colori diversi. Sono «occhi», perché sanno aprirsi e chiudersi, guardare e farsi guardare, ammiccare, raccontare tutta una storia senza bisogno di parole. Gli occhi artificiali dell’abbigliamento hanno gli stessi elementi di quelli naturali. Il primo, il più evidente, è composto dai baveri, che per forma e movimento ne formano le palpebre, dalla camicia, che essendo normalmente chiara rappresenta la cornea, e dalla macchia cromatica della cravatta che funge da iride. Con lo stesso ordine di analogie, il terzo occhio (che già trattammo su Arbiter) è dato da fondo dei pantaloni, scarpa e calza. Nel secondo occhio, che qui mettiamo sotto la lente dell’analisi, intervengono manica della giacca, polsino della camicia e orologio.

 

Il fondo della manica. Con la sua apertura circolare forma le palpebre del nostro secondo occhio. Non manca nemmeno il sopracciglio, determinante nell’espressione e rappresentato dall’immancabile spacchetto. Il numero dei bottoni è variabile. La tradizione napoletana ammette il bottone unico, semplificazione estrema il cui scopo non può che essere l’agevolazione dell’apertura dello spacco. Tale soluzione dovrebbe dunque essere riservata a spezzati estivi in materiali decisamente sportivi, perché in altri casi slacciare il fondo manica e magari rivoltarlo risulterebbe dall’inadeguato all’indecente. Tre sono una bella compagnia, specie se si usa un lineato generoso. Le grandi capitali della sartoria adottano per lo più quattro bottoni: grandi e distanziati come i tasti di una tromba a Londra, piccoli e accavallati a Napoli. Non mancano i creativi che propongono una tastiera di cinque elementi, ma si tratta di invenzioni apocrife che hanno il solo fine di stupire, cosa che un gentiluomo, se mai lo desidera, fa con la conversazione e non con l’abbigliamento. L’unico esempio di bottoniera a cinque elementi con basi classiche è il blazer a otto bottoni adottato dalla famiglia Windsor, in particolare dal principe Carlo. Asole a contrasto o bottoni in colori diversi, trattandosi di un occhio, sono paragonabili a lustrini e belletti e come tali appartengono a una vanità di tipo muliebre. Il fondo manica deve essere proporzionato al polso. Misurata a lembi uniti l’apertura più comune è di 14 cm, ma ossature compatte possono giovarsi di un mezzo centimetro in più e viceversa. È un dettaglio otticamente importante, perché comporta una tornitura diversa dell’intera manica. Fatta salva una tolleranza che non comprometta i movimenti, in un fondo manica di corretta ampiezza il polso dovrebbe scorrere come un pistone in un cilindro, non sbattere come un batacchio in una campana. Prima di decidere quale soluzione adottare per una determinata giacca, è bene anche sapere che in un fondo da soli 13,5 cm i polsi a gemelli non si distendono bene. Alcuni sostengono che i bottoni vadano tenuti allacciati tutti, ma in realtà non c’è nulla di riprovevole nel tenere una o due asole libere. È una dichiarazione di intraprendenza, un messaggio cifrato tra i tanti che il complesso codice del vestire concede di lanciare a chi lo conosce e lo ama. 

 

Il polso della camicia. Anche qui il diametro deve evitare un gioco eccessivo. C’è chi lascia lo spazio per infilare due dita, chi uno solo. Coloro che avvertano un tale bisogno di ampiezze da portare i polsini slacciati anche con un completo, semplicemente non sono tagliati per vestire. Non si può avere una misura fissa, perché alcuni materiali tendono a restringersi e altri poco o punto. Un popeline doppio ritorto non si riduce affatto e così i twill di buona qualità, mentre un giro inglese o un vero Oxford si ritireranno a ogni lavaggio per tutta la vita della camicia. La lunghezza dei polsi va dai 6 cm delle button down americane ai 7 cm della media dei polsi a bottone singolo, sino agli 8 cm dei polsi chiusi da due bottoni. Misure inferiori sono ridicole, le superiori si adattano solo a corporature imponenti. Il principio è che più il polsino è lungo e più veste, con tutte le responsabilità che ne derivano. Nella gran parte dei polsi i lembi terminano con un taglio a 45 gradi, leggermente più facile da realizzare sia industrialmente sia artigianalmente. La sua geometria razionale è decisa, adatta a chi voglia suggerire idee di performance e affidabilità. Il polso arrotondato è tendenzialmente più intellettuale, per non dire romantico, e conferisce un tratto aristocratico. La cosa più importante è che il polso faccia capolino dalla giacca, anche con le braccia lungo i fianchi. Diversamente, ogni altro sforzo è inutile. Forse per questo gli inglesi preferiscono i polsi a gemelli, che essendo piuttosto ampi all’apertura scivolano in basso facilmente. Noi italiani li adottiamo a dir poco con parsimonia, ma sotto doppipetti o completi formali l’appropriatezza dei polsi doppiati è fuori dubbio. I gemelli rappresentano un punto focale piccolo e ipnotico, come pupille. La persona che incontrerete fugacemente potrà non notare le vostre scarpe, ma ricorderà i gemelli. Chi li indossa spesso potrà metterne di gemme al mattino e di resina la sera, mentre chi li usa di rado farà bene ad adeguarne il pregio al contesto. 

 

L’orologio. Considerando l’orologio come oggetto da indossare, la prima cosa da valutare è il cinturino. I bracciali di metallo sono tendenzialmente sportivi, ma possono adattarsi a registri non troppo formali riducendo le dimensioni della maglia, fino a quella grana finissima valida anche per serate in cravatta nera. Come per le cinture, il cinturino in coccodrillo è un passepartout. Di sera sarà nero, piatto come la cassa dell’orologio, di giorno nei colori del caramello e bombato. Il cuoio è informale e si addice a spezzati, tenute da viaggio, giubbini. La gomma è da giornata al mare, il tessuto fa vacanza, spensieratezza. Poiché il tempo è ciclico come la rotazione degli astri, la forma naturale dell’orologio è circolare. Ogni scelta diversa è molto personale e come tale ha molto da dire. Il rettangolo ha qualcosa di raffinato che fa tanto old money, il quadrato è una dichiarazione di virilità. L’ovale è da artisti, il triangolo da disobbedienti. I pezzi decisamente grandi è bene lasciarli a chi è giovane o ci tiene a sembrarlo. Oltre che dall’eccesso è bene guardarsi dal difetto, per non passare dalla raffinatezza all’effeminatezza. Nelle sere speciali, però, quando gli abiti si fanno attillati, anche l’orologio sia più sottile. Per le donne è il momento dei tacchi a spillo, per gli uomini dei modelli extrapiatti. Quanto al colore, la tonalità scura dona carattere, lo champagne evoca atmosfere rétro, i motivi a rilievo sono da collezionisti, pietre dure o altri materiali da collezionisti finti o alle prime armi. I materiali? L’acciaio è segno di temperamento, ma anche di indipendenza. Un solido cronometro d’acciaio è una dichiarazione di stato civile libero. L’oro ha il vantaggio di stare a suo agio quasi dappertutto, mentre l’acciaio non regge le serate impegnative. Andrebbe poi rispettata l’armonia tra peso dell’abito e dell’orologio. Se si amano i tessuti sottili, perché poi caricarsi di un arnese che pesa più della giacca? Per riassumere tutti gli orologi in uno, non può che il solo tempo a carica manuale di papà, il regalo di laurea, quello a lungo desiderato e acquistato coi primi soldi guadagnati. Uno qualsiasi di questi monumenti è così ricco di significati da essere irreprensibile in qualsiasi condizione.

di Giancarlo Maresca

Coordinamento Valentina Ceriani - foto Simone Galbusera

Scopri l'articolo su Arbiter