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Vita da Arbiter

L’oceano che vorrei

«Voglio lasciare ai nostri figli un mare sano, come quello che ho conosciuto da ragazza». Così la principessa Zahra Aga Khan si schiera accanto allo Yacht Club Costa Smeralda per One Ocean, l’evento che porta l’Italia al centro del dibattito sulla tutela degli ecosistemi oceanici

Come sta il mare? Quanti su una spiaggia a guardare l’orizzonte, su una barca al largo delle coste, durante un’immersione nella barriera corallina, si sono interrogati sulla salute delle acque? Sì certo, anche il mare ha una sua salute e, come tale, va preservata e curata. Tornando alla domanda iniziale, la risposta sta in una sola parola: male. Anzi, molto male. Poche e semplici lettere nelle quali è racchiuso forse il problema più grave che affligge il nostro pianeta. Il tema è di grande attualità: parliamo del clima e dei suoi cambiamenti, che mettono a dura prova la salute dell’ambiente, un equilibrio nel quale il mare ha un ruolo di primo piano. G7, G20, Summit di Rio... in maniera ricorrente i Grandi della terra mettono in agenda piani e strategie per «correre ai ripari», per salvare il salvabile, e mentre gli Stati Uniti dell’era Trump fanno discutere per la decisione di venire meno all’accordo di Parigi, secondo il quale tutti i Paesi devono cooperare per contrastare il riscaldamento globale riducendo sensibilmente le emissioni di anidride carbonica determinata da attività antropiche, c’è da sperare che cresca sempre più la consapevolezza che ciascuno nel suo piccolo si deve impegnare per «dare sollievo» al pianeta. 

A non rimanere indifferente di fronte alla salute compromessa del mare è la principessa Zahra Aga Khan. Grande appassionata di immersioni, la figlia del principe Karim Aga Khan ha subito sposato il progetto One Ocean, il Forum per la sensibilizzazione in difesa del mare e del suo ambiente ideato dallo Yacht Club Costa Smeralda in occasione del suo 50° anniversario, che si terrà il 3 e il 4 ottobre al teatro Franco Parenti di Milano. Un evento, di rilievo mondiale, per mettere a confronto progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e per promuovere azioni pratiche di cambiamento volte alla sua tutela, e che si avvale della partnership di Sda Bocconi Sustainability Lab, dell’Unesco - Commissione Oceanografica Intergovernativa e di FeelRouge Worldwide Shows che in collaborazione con Unesco e Sda Bocconi cura i contenuti del Forum. «Pratico diving da quando ho 15 anni e sono sempre stata curiosa di scoprire questa realtà marina parallela», dice la principessa Zahra Aga Khan. «Un tempo era ricca, varia e forte, poi l’ho vista cambiare, impoverirsi, fino a diventare fragile. Ne sono testimone diretta. Le cause sono molteplici: non solo l’inquinamento, e in particolare quello da microplastiche, ma anche la pesca intensiva che sta uccidendo la biodiversità degli oceani, mettendo a repentaglio la sussistenza di intere popolazioni». La grande minaccia per la salute del mare è la plastica. Recenti ricerche hanno evidenziato la diffusione di plastiche e microplastiche in tutti i mari del pianeta: si parla di otto milioni di tonnellate di rifiuti in plastica riversati in mare ogni anno, ovvero circa 1,25 milioni di frammenti di plastica per chilometro quadrato. 

Il maggiore responsabile dell’inquinamento del mare è colui che per primo dovrebbe essere responsabile della sua salvaguardia: l’uomo. «Rispetto all’inquinamento più classico cui immediatamente pensiamo, per esempio quello prodotto dalle automobili o dall’industria», spiega il professor Francesco Perrini, direttore del Sustainability Lab Sda Bocconi, «quando si parla di plastica nei mari, coloro che inquinano sono anche coloro che possono fare la differenza: ciascun singolo individuo. Come? Evitando di buttare in acqua e sulle spiagge sacchetti, bottiglie, tazze di plastica, perché sono tutti oggetti che continueranno a “vivere” per migliaia di anni». Una sorta di inquinamento consapevole. Per capire la gravità della situazione, fa rabbrividire un’indagine condotta in sette anni di osservazione dal Wwf all’interno del Santuario Pelagos, un’area marina protetta del Mediterraneo che si estende tra Francia, Principato di Monaco e Italia. Le biopsie effettuate su tessuti prelevati da circa 100 esemplari di cetacei hanno rivelato tracce di ftalati, un additivo delle materie plastiche. 

Drammatiche sono anche, per il mare, le conseguenze del cambiamento climatico. All’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera corrisponde un incremento di CO2 nell’oceano, che ne modifica l’acidità, con effetti disastrosi sulle catene alimentari e sulla conservazione degli habitat sottomarini. Dunque, l’uomo ha il compito di proteggere il suo mare, la flora e la fauna, creare aree protette e regolamentare la pesca, ma prima di tutto deve cambiare la sua mentalità. «Ognuno nel suo piccolo è responsabile delle proprie azioni», continua Zahra Aga Khan. «A partire dal mozzicone di sigaretta spento in spiaggia o gettato in mare, che non è fatto di carta biodegradabile come troppi ancora oggi pensano, ma di materiale plastico. Bisogna fare attenzione a non disperdere nell’ambiente nulla che possa inquinare: sono piccoli accorgimenti che sommati portano a un grande risultato. È bello immaginare che i nostri figli erediteranno un mare che possa essere in qualche modo simile a quello che abbiamo conosciuto noi da bambini». 

Il messaggio è chiaro, salvaguardare l’ambiente marino è possibile. E in dirittura d’arrivo con l’appuntamento di ottobre, One Ocean Forum lancia una sfida social all’insegna dell’hashtag #nobottle4theocean per sensibilizzare tutti, attraverso un gioco che si spera diventi virale, sull’importanza delle singole azioni a tutela del mare: un gesto semplice, fare centro con una bottiglietta vuota in un contenitore e sfidare gli amici a fare lo stesso, dopo aver postato il video. Perché bisogna iniziare ad agire, subito. Un grido d’allarme che parte dallo Yacht Club Costa Smeralda, promotore dell’iniziativa, e si propone di arrivare a sensibilizzare tutti gli Yacht Club del mondo, chi vive il mare, sopra e sotto la sua superficie, i porti turistici, gli approdi, le marine. Per fare questo, a conclusione del Forum sarà redatta la Charta Smeralda, un documento volto a promuovere la consapevolezza sui principali aspetti di impatto ambientale legati alla vita degli oceani e a definire ambiti di intervento concreti, immediati e focalizzati alla risoluzione dei problemi, che poi sarà condivisa con gli altri Yacht Club. «Con il suo progetto di sostenibilità e con One Ocean Forum, lo Yccs si pone come punto di riferimento ed esempio di correttezza nel modo di vivere e rapportarsi al mare», spiega la principessa. 

Il primo a dare l’esempio è proprio lo Yacht Club Costa Smeralda, che ha chiesto al Sustainability Lab dello Sda Bocconi di accompagnarlo in un percorso di sostenibilità che farà scuola:«Abbiamo fatto un audit con i nostri colleghi specialisti che sono andati al Club per valutare l’impatto ambientale della struttura e delle sue attività, e su che cosa eventualmente fosse necessario intervenire: da come viene sparecchiata la tavola all’uso dei detersivi, a come vengono spente le luci...», spiega il professor Perrini. Tutto analizzato nel minimo dettaglio, per migliorare quei piccoli gesti che possono fare bene al mare. Ed essendo un Club dal Dna sportivo, con un importante calendario di regate internazionali, anche il modo di organizzarle è stato ripensato in chiave sostenibile. «Non stiamo certo inventando nulla di nuovo», dice il commodoro, Riccardo Bonadeo, «però vogliamo esserci, aggiungere la nostra voce alla conversazione globale sul tema e fare qualcosa per il nostro mare che ci ha dato tanto. Abbiamo una rete di comunicazione molto ampia e importante e vogliamo metterla a disposizione per partire subito con progetti concreti. Fatti, non parole». La domanda sorge spontanea: non sarà già troppo tardi? «Voglio essere ottimista e sperare che si sia ancora in tempo per porre rimedio, che ciascuno di noi possa ancora sviluppare naturali anticorpi comportamentali», dice Perrini. One Ocean Forum si attiverà anche sul fronte dell’Ocean Literacy, ovvero la diffusione di una cultura che permetta la comprensione dell’influenza che l’oceano ha sulla nostra vita e l’influenza che le nostre scelte e le nostre azioni hanno sull’oceano. Perché ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa per salvare il mare

di Valentina Ceriani

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