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Vita da Arbiter

Il mestiere del mare

I marinai di tutto il mondo raccontati attraverso fotografie che percorrono due secoli. Da sempre il navigatore ci affascina e seduce, suscitando ilarità più o meno giustificata

Poveri marinai. Gliene dicono di ogni: «Marinai donne e guai». «Promesse da marinaio». «I marinai baciano e se ne vanno». Proprio quest’ultima ilare calunnia ha dato il titolo a una mostra fotografica ospitata dalla galleria milanese Alidem. In una selezione di 200 immagini, dalla fine dell’800 alla metà del ’900, provenienti dall’Europa all’America, dall’Indocina al Giappone, i marinai-fotografi, armati delle prime fotocamere prodotte da Kodak e Agfa, hanno documentato con freschezza e sincerità ogni momento della loro vita.

La citazione che incornicia la mostra è tratta dalla poesia Farewell di Pablo Neruda: «Amo l’amore dei marinai, che baciano e se ne vanno. Lasciano una promessa. Mai più ritornano. In ogni porto una donna attende: i marinai baciano e se ne vanno. Una notte si coricano con la morte nel letto del mare».

Nell’immaginario collettivo il marinaio è simile a un apparente apolide, sempre in giro per il mondo, con una donna in ogni porto. In realtà il marinaio porta la sua patria per il mondo, perché una nave è di fatto un lembo della propria nazione in movimento, magari armato. Il marinaio torna sempre al suo porto. Nell’antichità era anche esploratore; pensiamo ai Vichinghi, ai Fenici, ai Greci. «Marinaio una volta, marinaio per sempre», si dice in Marina. È la verità: il senso di appartenenza alla grande famiglia di chi solca le onde è dato dal rischio e dallo stile di vita unico che regna a bordo. È questo che li accomuna. Come nella canzone di Lucio Dalla: «Ma come fanno i marinai a riconoscersi sempre uguali, sempre quelli all’Equatore e al Polo Nord». Sì, è vero, i marinai bevono, bestemmiano e son sempre pronti a far goliardate. E allora? In mare c’è Dio, poi c’è il comandante, poi non c’è più nessuno. Chi sarebbe disposto ad affrontare gli ignoti e sconfinati oceani, in una vita dura, densa di pericoli, ma che regala albe e tramonti in mezzo al nulla?

Tutti sono affascinati dal marinaio, avvolto da un’aura di mistero più che il soldato di terra, il fante. D’altronde, preferisci stare tra la polvere o tra gli spruzzi del mare? La Marina seduce anche le altre Forze Armate perché è una cosa diversa, con le uniformi più belle, i colpi di fischietto, le tradizioni. Arruolati in Marina e girerai il mondo, si diceva una volta. Più o meno. Oggi molto meno. Permettetemi di spezzare una lancia nei confronti dei benevolmente bistrattati marinai, d’altronde lo sono un po’ anch’io dopo due decenni di passione per il mare, essere stato allievo della Scuola navale militare Francesco Morosini con due imbarchi sulle navi scuola Palinuro e Vespucci. In risposta a Neruda chiamo in causa il poeta Richard Wagner, che ha cantato l’Olandese Volante, il mitico comandante che per riuscire a doppiare un capo con il suo veliero durante una burrasca vendette l’anima al diavolo, per poi redimersi, dopo anni di dannazione e vagabondaggio per il globo con la sua ciurma toccando terra ogni sette anni, grazie all’amore metafisico della fanciulla Senta, che gli sarà fedele sino alla morte. Un esempio per tutti, marinai e terrestri.

di Alessandro Botré

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