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Vita da Arbiter

La quarta regina

Velar è il nuovo modello di Range Rover al debutto in estate Che riprende il nome dalle 26 unità di preproduzione del 1969 del suv esclusivo per antonomasia. Una seducente variante coupé al servizio di sua maestà

All’inizio, 1969, c’era Velar. Oggi, 48 anni dopo, di nuovo Velar. Nel mezzo, una di quelle rivoluzioni che hanno segnato la storia mondiale dell’automobile: l’avvento del Suv che, nella sua accezione più esclusiva, dunque un’ammiraglia in formato fuoristrada con quattro ruote motrici, forme che ricordano la station wagon, ricchi equipaggiamenti e prestazioni da grande berlina, deve i natali alla Range Rover.

Un modello che identifica a tal punto questa categoria di vetture da diventare lei stessa sinonimo di «Suv di lusso». Oggi siamo al cospetto di una famiglia di modelli che con Range Rover, Range Rover Sport, Range Rover Evoque e la nuova Range Rover Velar offre quattro Suv da sogno, non proibito, per molti amanti del genere, un sogno fino a oggi diventato realtà per 1,7 milioni di clienti. Ma tutto parte dalle 26 unità di preproduzione che nel 1969 sfoggiano lo stemma Velar (dall’italiano velare, coprire) realizzato con il lettering del badge Range Rover nel tentativo di nascondere, sorry velare, l’identità della vettura.

Nel 1970 debutta poi la Classic due porte e da lì inizia il suo viaggio per tutti i terreni con i suoi inconfondibili codici di stile: tetto sospeso, cofano a conchiglia, linea di cintura ininterrotta e portellone suddiviso in due elementi tra lunotto e ribaltina. Qualcuno potrebbe obiettare che in realtà l’origine del Suv è statunitense (Jeep Willys Wagon del 1946 seguita dalla più curata Wagoneer del 1965), ma la versione elegante, raffinata e performante riconosciuta nel mondo è tutta british ed è Range Rover. Anche perché nel ’70 debutta con la trazione integrale permanente quando in pratica tutti gli altri modelli proponevano la variante inseribile mentre l’anno seguente il modello originale è il primo veicolo a essere esposto al Louvre di Parigi come opera esemplare di design industriale. Ma è anche testimone di un avanguardismo tecnico corredato da un’affidabilità e una robustezza di marcia esemplari che si è perpetrato nei decenni successivi, un sogno in lamiera, cilindri e bulloni che ha conquistato ben 170 Paesi in tutto il mondo e che ha collezionato primati in strada e in fuoristrada.

Nel 1972 Range Rover attraversa il Darién Gap con la spedizione Trans America dell’Esercito britannico di 29mila chilometri; nel ’77 si aggiudica nella categoria 4x4 il più lungo rally di velocità mai disputato, ossia i 30mila chilometri della maratona Londra-Sydney; nel 1979 si aggiudica la prima Parigi-Dakar vincendo poi anche nell’81. Un palmarès in fuoristrada, consolidato dal know-how Land Rover (la prima Defender del 1948 è ancora in circolazione), che trova un’adeguata controparte anche in strada: nel 1981 debutta la 4 porte e l’edizione limitata In Vogue; nel 1989 e nel ’92 è rispettivamente la prima 4x4 al mondo con Abs e controllo elettronico della trazione e sospensioni pneumatiche automatiche a controllo elettronico.

Con il passare delle generazioni Range Rover resta il benchmark per tutti i costruttori che nel frattempo sono arrivati ai Suv, tedeschi in primis; così nel 2012 la quarta generazione di Range Rover è il primo Suv al mondo realizzato interamente in alluminio senza dimenticare le prestazioni monstre con la recentissima Range Rover SvAutobiography Dymamic da 550 cv realizzata dalla divisione Svo (Special vehicle operations), più i modelli Range Rover Sport e Range Rover Evoque, quest’ultima anche in versione Convertibile e che oggi è reduce dal record di vendite al sesto anno di commercializzazione! E proprio tra Range Rover Sport e Range Rover Evoque si chiude il cerchio, con il modello che ricongiunge alle origini: è Range Rover Velar, al debutto in estate, che, come dicono in Land Rover, riempie lo spazio bianco tra Range Rover Sport e Range Rover Evoque presentandosi come elegante Suv coupé quattro porte mantenendo però lo spirito e le forme iconiche opportunamente affinate e rese sportive nella silhouette posteriore. Che prenda il nome dalla mamma di tutte le Range Rover è indicativo di quanto il marchio britannico tenga a questo modello che vuol fare ulteriormente sognare i «rangeroveristi» con una nuova regina: la seduzione parla il linguaggio della positività espresso da un andamento filante e affusolato verso il posteriore mantenendo l’elegante imponenza del frontale. La quarta Range Rover è pronta a far sognare là dove c’è una strada, asfaltata o meno.

 

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