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Vita da Arbiter

Scusate, non è colpa mia

Amiamo i cani, ma non tolleriamo più che i padroni lascino a terra i loro bisogni, imbrattando marciapiedi e giardini pubblici. Una maleducazione dilagante che va combattuta senza se e senza ma

Se vedete cacca di cane per strada... è perché Fido ha un padrone di m...». «Avviso ai padroni dei cani: si consiglia di raccogliere le loro feci: vi potrebbero essere utili come fotografie per i vostri documenti di identità». «Cane civile, cerca di educare quella m... del tuo padrone». «Il cane è andato via ma il padrone è rimasto». «Gioca anche tu a “Salta la m...”, passatempo ludico gratuito gentilmente offerto da padroni di cani maleducati». Il repertorio di messaggi lasciati lungo le strade da cittadini esasperati è interminabile. Ma non raggiunge di certo la quantità di «defecatio non petita» in cui ci si imbatte ogni giorno sui marciapiedi delle nostre città. Un supplizio a cui sono condannati padroni di cani e no. Una premessa è doverosa: ho avuto un labrador per 14 anni che mi ha rubato un pezzo di cuore. Quando se n’è andato, ci ho messo un anno per elaborare il lutto ma poi ho capito che non era giusto privarmi di questa gioia e ho preso un golden retriever, Artù, che ogni tanto porto persino in redazione a tenermi compagnia. Sì, perché anche il nostro editore ama quei simpatici quadrupedi pelosi e scodinzolanti: ha un chocolate labrador di 11 anni ormai cieco, Lindt, che spesso ci fa visita. Quindi, non è certamente con loro che ce l’abbiamo, piuttosto con la maleducazione dei padroni. Vivo a Milano, non in un alpeggio. Eppure quando esco di casa la mattina, con la testa ancora immersa nel cappuccino, devo improvvisarmi campione olimpionico di slalom gigante. Marciapiedi, giardinetti, aree cani non fanno differenza. A ogni angolo c’è una cacca, lì a ricordarti quanta gente senza rispetto cammina per le nostre strade. Fortunatamente, quando porto Artù al pascolo, ho imparato a non indossare le mie full brogue artigianali preferite, ma un paio di scarpacce da ginnastica insozzate che ormai vivono sul mio balcone e che ho immolato al poco nobile scopo. Quante ne hanno viste! Eppure, sarebbe così semplice dotarsi di quei piccoli contenitori colorati porta sacchetti, a forma di osso, da attaccare al guinzaglio... e usarli, naturalmente.

Dovrebbe suggerirlo il buon senso, ma non essendo così, è intervenuto il legislatore che obbliga non solo i proprietari, ma anche chi conduce l’animale in ambito urbano (dog sitter, colf, parenti, amici...) a raccoglierne le deiezioni, avendo con sé gli strumenti idonei. L’ammontare della multa e le modalità di applicazione vengono delegati alle singole amministrazioni locali: le sanzioni possono variare così da 25 a 500 euro. Il problema principale è tuttavia l’applicazione della legge, perché la maggior parte dei comuni non dispone di personale sufficiente a svolgere adeguato controllo sul territorio. Ci vuole infatti la flagranza di reato. Ma quante possibilità ci sono che passi un vigile proprio mentre Fido ha lo stimolo? Pochissime. E allora chissenefrega! Mentre il cane comincia affannosamente a fiutare per terra in cerca del posto ideale per farla, il padrone di m... inizia a guardarsi in giro. Quando il fedele compagno di passeggiate inarca finalmente la schiena e la fa, ancora due fugaci occhiate a destra e sinistra. Se non c’è nessuno, taglia la corda e chi si è visto si è visto: è il tipico comportamento del padrone di m... razza «volpino», quello che evita di raccoglierla solo se certo di essere al riparo da sguardi indiscreti e farla franca.

Mi è capitato spesso di incontrare un padrone di m... e il senso civico mi ha spinto a farglielo notare ogni volta. Ho imparato così che per le strade gira a piede libero un vasto campionario di padroni di m... C’è il «rottweiler dominante», il tipico maschio alfa pronto ad azzannarti alla giugulare se solo provi a entrare nel suo cono visivo mentre il suo cane lascia il ricordino sul marciapiede. Il suo ghigno ti suggerisce di lasciar perdere, ma se proprio vuoi dargli una lezione di civiltà, ti copre di insulti e improperi. C’è la «barboncina toelettata», la signora benestante perfettamente truccata e pettinata anche alle 7 del mattino, più attenta a specchiarsi in ogni vetrina che a controllare il suo cane, spesso di piccola taglia e quasi sempre compresso in un cappotto imbottito al primo alito di vento: è quella che non si accorge che Fido fa la pupù (o forse non sa nemmeno che la fa). C’è il «levriero maratoneta», lo sportivo malato di fitness che corre o pedala forsennatamente con il fedele amico peloso al seguito e non ha tempo di raccogliere la cacca perché l’interruzione inciderebbe negativamente sulla media giornaliera dell’allenamento, registrato da una app connessa allo smartphone.

«Chi possiede un cane dovrebbe pagare una tassa di 500 euro», ritiene qualcuno. Non sarebbe una cattiva idea, se solo non fossimo in Italia, dove un simile tributo rischierebbe di disincentivare anche i padroni che la raccolgono già. I Comuni si sono dati da fare negli anni proponendo ai cittadini campagne di sensibilizzazione. «Caro padrone, non farmi fare figure di m...» è stato lo slogan di San Martino in Strada, in provincia di Lodi. Ravenna ha puntato su: «Ogni lasciata è pestata! C’è il sacchetto». E anche: «I trevigiani ne hanno le scarpe piene». Come sempre non mancano i casi in cui si rasenta l’eccesso. Il sindaco di Thiene (Vicenza) ha obbligato i proprietari dei cani a portare sempre con sé una bottiglietta d’acqua da gettare sulla pipì dei loro pelosi. A Malnate (Varese), invece, da quest’anno tutti i cani dovranno sottoporsi a un prelievo di saliva alla Asl: sarà così l’analisi del Dna a rivelare, senza errori, chi ha prodotto le deiezioni sgradite sui marciapiedi e nei giardini pubblici della cittadina. I Ris delle feci canine saranno i vigili, ma anche le guardie zoofile o il volontariato locale. Una misura estrema che può funzionare? Se a Malnate i cani censiti sono 2.100, le cose si complicherebbero in comuni come Milano, dove sono 80mila. E ai randagi si preleverà il Dna a tradimento come hanno fatto con Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio? In una società etica certi comportamenti dovrebbero essere naturali: ognuno di noi, nel suo piccolo, può fornire un mattone per costruirla. Ma questo non è un problema solo italiano. Qualche anno fa a Praga girava Super Vaclav, diventato un idolo nella Repubblica Ceca. Vestito da supereroe mascherato, si appostava nei giardinetti pubblici e quando sorprendeva un illecito si premurava di raccogliere le feci abbandonate e lanciarle addosso al padrone... è necessario che arrivi anche qui un Super Vaclav per insegnarci un po’ di civiltà?

di Andrea Bertuzzi

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