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Vita da Arbiter

Botteghe da 110 e lode

110 giovani artigiani sono già riusciti a realizzare il proprio sogno. Ma il progetto «Una scuola, un lavoro» continua. Sosteniamolo!

Martina Ferrari è laureata in storia dell’arte e in Conservazione e restauro dei beni culturali; ha svolto il suo tirocinio alla Venaria Reale di Torino ridando nuova vita a tessuti archeologici provenienti dal Museo Egizio. Oggi è stata chiamata dal Philadelphia Museum of Art. Xiao Zhang è una ragazza cinese arrivata nel nostro Paese perché innamorata della moda italiana; è stata accolta come tirocinante dall’atelier Musella Dembech Milano, dove ha appreso le fasi di realizzazione sartoriale di un abito da uomo. Marco Pinto è un giovane brianzolo da sempre appassionato di strumenti musicali, nonché ottimo chitarrista. Ha iniziato quest’anno il suo tirocinio alla Jacaranda Liuteria Artigiana, dove si occupa della costruzione e manutenzione di chitarre, in particolare quelle elettriche. Sono solo tre delle 110 storie di manualità e passione che potremmo raccontare. Le storie dei 110 giovani che hanno partecipato al progetto «Una scuola, un lavoro. Percorsi di eccellenza», ideato e sostenuto dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, che dal 2011 promuove l’inserimento di ragazzi talentuosi nel mondo dell’artigianato.

Con l’ultima edizione 2015-2016, la Fondazione ha superato l’obiettivo di mettere a bottega 100 nuovi maestri d’arte, raggiungendo il totale di 110 tirocini, recentemente festeggiati in una serata-evento all’Auditorium di Milano, inttolata appunto «110 e lode». «Ogni anno», spiega Franco Cologni,presidente della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, «decine di ragazze e di ragazzi per sei mesi hanno lavorato presso una bottega, un atelier o un’impresa artigianale con un tutor: il loro stipendio è stato pagato direttamente dalla Fondazione. La selezione dei ragazzi è stata condotta insieme ai migliori enti formativi; a ogni candidato è stato chiesto di darci un’idea del progetto che avrebbe voluto portare avanti durante il tirocinio, e della bottega o atelier dove avrebbe desiderato impiegarsi. Una speciale commissione ha selezionato le candidature, mentre la Fondazione Cologni si è occupata di attivare il tirocinio, lavorando con gli enti locali preposti e portando avanti un’attività di monitoraggio e tutoring».

Accordatore di pianoforti, ceramista, designer del gioiello, falegname, floricoltore e giardiniere, incisore di medaglie, liutaio, meccanico racing, mosaicista, orafo, ricamatore, soffiatore del vetro... Sono 35 le professioni dell’artigianato artistico coinvolte da «Una scuola, un lavoro. Percorsi di eccellenza». La trasmissione dell’eccellenza è una sfida vitale per la sopravvivenza stessa del nostro made in Italy: è per questa ragione che la Fondazione Cologni mira a integrare le proprie risorse destinate al progetto con sempre nuove donazioni, da parte di soggetti interessati ad «adottare un artigiano». Ogni «adozione» costa 5mila euro, e diviene operativa nel momento in cui la selezione della scuola, del giovane e della bottega è stata effettuata.

«La conoscenza trasmessa con il fare diretto ha il potere di fluire come un’energia tra i due interlocutori e si consolida senza ulteriori interventi», spiega Raffaella Grasso dell’atelier Pino Grasso Ricami. La sua tirocinante, Maria Grazia Raciti, ha deciso di mettere nel cassetto la laurea in economia e commercio e dedicarsi con profitto al lavoro di ricamatrice. «Ho imparato come il ricamo non sia una mera esecuzione ripetitiva ma un’arte raffinata che richiede ingegno e creatività», spiega. «Ho ritrovato il piacere di fare cose belle e creative, attività che sin da piccola mi appassionavano ma che negli anni, vivendo nella moderna realtà tecnologica e informatizzata, avevo messo un po’ da parte». «Durante il tirocinio ho imparato a ragionare a 360°», confessa Alessia Di Giuseppe, entrata come tirocinante nel magico atelier Leonardo Cruciano Workshop, creatore di «effetti speciali» artigianali. «La sperimentazione è di vitale importanza nello studio e nella progettazione di un lavoro, quindi il confronto con altre menti è indispensabile a livello sia lavorativo sia personale». «Il rapporto allievo/maestro è un rapporto dare/avere d’eccezione», spiega il suo tutor Leonardo Cruciano, «tanto raro quando si esprime ai suoi livelli più profondi e fruttuosi, quanto importante per far sì che il processo di apprendimento si concluda in maniera proficua. Nel mondo del lavoro e, nel mio caso, del lavoro artigianale, che se pur intriso di tecniche nuove e interazione col mondo dello spettacolo, è comparabile al lavoro di bottega di un tempo, questo passaggio di conoscenze e saperi è ancora più tangibile perché in continua evoluzione».

Durante la serata celebrativa, l’ensemble laBarocca, diretto da Ruben Jais, ha eseguito una versione filologica delle Quattro Stagioni di Vivaldi, rappresentando idealmente l’indispensabile passaggio di conoscenze da una generazione all’altra che necessita il lavoro artigiano per essere tramandato. L’attrice Cristiana Capotondi, il cantante Elio e lo chef stellato Carlo Cracco si sono interrogati sul tema «scoprire e coltivare il talento». In particolare Elio ha messo in relazione il mondo degli artisti con quello degli artigiani. «Anche noi musicisti», ha detto, «lavoriamo come una squadra di artigiani, che con grande passione cerca di curare i particolari più invisibili, anche quelli che sembrano insignificanti». Cracco, invece, ha spronato i giovani a coltivare il proprio talento: «è difficile trovare il consenso di tutti», ha spiegato. «Perciò bisogna ascoltare ciò che si ha dentro e andare avanti per la propria strada». «Un mestiere d’arte può rendere felici», conclude Franco Cologni. «Richiede impegno, dedizione, tempo e sacrificio, ma sa regalare la vera soddisfazione che solo un lavoro fatto a regola d’arte può fornire. Gli apprendisti di oggi sono i maestri di domani: e senza maestri non c’è né bellezza, né eccellenza, né quella specificità italiana che ci rende così fieri delle nostre creazioni». 

di Andrea Bertuzzi - foto di Susanna Pozzoli

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