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Orologi vintage

Che numeri il vintage!

Passione per un periodo storico, affascinanti difetti, volontà di distinguersi. Il mercato dei segnatempo d’annata è sempre più in fermento, tra aste, mercatini e rivenditori professionisti. Distinguiamo però l’orologio d’epoca da quello di secondo polso

Ma quanto è bello avventurarsi la domenica per i mercatini, magari stringendo tra i denti un bel toscano, e aguzzare la vista come un falco per scorgere un quadrante reso vivo dalla patina del tempo, osservarlo, esaminarlo e, se il prezzo è abbordabile, stringerselo al polso? Certo, i rischi si corrono sempre anche con il più attento esame (che comunque ne richiederebbe un altro in laboratorio), e allora ci si può rivolgere ai negozi di competenti professionisti, più o meno storici, che diano una garanzia di qualità. Bancarella o bottega abilitata, oggi il mercato dei segnatempo vintage è sempre più in fermento e smuove gli stomaci di sempre più appassionati. La mia storica orologeria milanese Luigi Verga, tra i suoi tre punti vendita ne affianca uno, Verga Luxury Watches (in via Cappellari), dedicato proprio a questo settore. Perché il vintage è passione. Comprare un oggetto d’epoca è comprare un pezzo di storia.

Il fascino dell'orologio vintage

Ma perché comprare un orologio appartenuto a un altro? Non certo per il risparmio. Per questo c’è il secondo polso, che è diverso: è come dire un’auto usata e un’auto d’epoca. La più grande motivazione è voler essere diversi, distinguersi dagli altri. Difficilmente si possono trovare due vintage uguali, conservati identicamente, con lo stesso quadrante. Con l’orologio moderno invece è più facile trovarsi con più orologi simili in presenza di altre persone. Tutto si basa sull’estetica: sicuramente un tempo gli oggetti avevano più personalità, anche perché  l’industrializzazione ha un po’ appiattito tutto. Poi c’è il fascino di possedere qualcosa che non è più in produzione. Alle linee rétro corrispondono però precisioni più approssimative: se le si accettano è perché c’è una grande contropartita. Il vintage, che si tratti di orologi, auto, arredi, quadri o edifici, trasmette le emozioni e le tradizioni di un’epoca, dunque vuole dire provare fascino per un periodo storico: chi sceglie un orologio anni 70 è interessato a ciò che è successo negli anni 70. Ecco che le mode dei vintage possono essere date per esempio dal cinema: pensiamo a Rolex e Omega con James Bond, a Movado con Humphrey Bogart, all’Heuer Monaco con Steve McQueen o al Daytona con Paul Newman. Ma anche agli orologi militari della Seconda guerra mondiale,
e a questo proposito Panerai ne ha fatta una sua storia autonoma anche in orologi moderni.

Gli appassionati

Ma come si avvicinano i clienti a questo mondo, e qual è la loro età? Si può quantificare il volume di questo settore?
No, è impossibile quantificarlo. Per quanto riguarda la nostra azienda, su 100 clienti, ogni anno cinque piano piano si avvicinano al mondo vintage, a partire dal 25-30enne con un proprio gusto e che vuole differenziarsi, in poi. Chiaramente più il portafogli è ampio più è possibile attingere al mercato. Portare un orologio al polso è come scegliersi una camicia, una giacca, una cravatta o una scarpa particolare; è un modo con cui noi vogliamo presentarci a noi stessi e agli altri.
Chi compra un orologio moderno fa bene perché è attuale, identificabile, preciso, affidabile e con nuove tecnologie.
Chi invece sceglie di varcare le porte del vintage entra in un mondo diverso, anche complicato. Ma parliamo di marche. Se uno vuole iniziare a costruire una collezione deve partire prima di tutto dalle proprie possibilità economiche e a seconda del modello che preferisce.

I brand

I primi approcci di solito sono sulle grandi Case, Rolex e Patek in primis, che hanno dato il la all’orologio usato. Poi ci sono delle realtà nuove che stanno crescendo: Heuer per esempio sta avendo una seconda giovinezza, raggiungendo delle quotazioni sul mercato pazzesche. Questo perché il mercato Rolex e Patek si sta saturando, dato che le cose belle non si muovono, dunque il collezionista si rivolge a marche che avevano una grande tradizione negli anni 50-60-70: Heuer appunto, Longines, Omega, Eberhard & Co. per esempio stanno costruendosi un mercato vintage di un certo peso. Frequentando le aste, da Christie’s a Phillips, Antiquorum o Sotheby’s, noto che l’America è un bacino di clientela vintage. Il Giappone lo è sempre stato, l’Italia è quello principe, che ha creato questa moda grazie a persone come mio padre Valerio. Negli anni 80 un orologio degli anni 60 era considerato vecchio, non vintage. È cresciuta molto la Germania, e bisogna capire cosa faranno i mercati emergenti dell’Est: non tanto la Russia quanto la Cina, che ha una cultura millenaria; circa il mondo arabo, dipende se percepirà il vintage come status.

I fattori che determinano il prezzo

Tendenze che conferma anche la Rete. René Schoenmakers, ceo della casa d’aste digitale Catawiki, nata nel 2008, afferma che, nonostante l’orologeria vintage sia per loro un settore recente (30mila i loro lotti venduti nel mondo ogni settimana, di cui circa mille di orologi), stanno registrando incrementi un mese dopo l’altro, con marchi quali Omega, Rolex e Cartier a farla da padrone. Per l’Italia, l’orologeria è la loro terza categoria di vendita. Ma in un orologio usato quali sono i fattori che determinano il prezzo? Sono tanti, ed ecco perché non si può dare un prezzo di listino, ma un da-a.  Qualità, scatola, garanzia, condizione della cassa, del quadrante che può essere originale ma di secondo uso; influiscono molto anche la sensazione e l’emotività del momento. Il pezzo deve emozionare. Se un quadrante ha preso per esempio umidità, avrà un colore diverso, è come se avesse preso vita, e sono disposto a pagare anche una cifra superiore pur di possederlo. Alle aste entra in campo anche la competizione.

I clienti puristi

Torno però a sottolineare la differenza che secondo polso e vintage hanno per noi. Per il nostro punto vendita il secondo polso è più facile: il cliente ha la certezza che l’orologio sia stato controllato, sia funzionante e abbia una garanzia di due anni. Per il vintage è diverso: c’è il cliente purista che vuole l’orologio così com’è, con i segni, il vetro non a posto, magari cambia solo il cinturino per una questione igienica. E poi c’è quello che lo vuole rilucidato. Io preferisco questa seconda versione, con il vintage «da combattimento». Per noi il vintage è più un hobby, la nostra è una clientela piccola e selezionata, che lo vede spesso come forma di investimento.

Il piacere estetico


Per concludere, tornando al mercatino dove stavamo passeggiando all’inizio, immagino che agli appassionati siano in attesa di qualche dritta per mettere a punto ottimi colpi ed evitare fregature. Ma purtroppo, non ci sono dritte in questo senso. La cosa più importante, quando si gira nei piccoli negozi o nei mercatini, è vedere se c’è qualcosa che ci dà piacere esteticamente. In Svizzera ci saranno 1.200 marchi che producono orologi da 60-70 anni e che magari sono sconosciuti:
Zodiac, Valgina... Magari hanno dei modelli che all’epoca si assomigliavano tutti. Alcuni cronografi Movado sono repliche di Patek che valgono centinaia di migliaia di euro, e Movado costruiva con qualità e buone meccaniche. Difficilmente comunque orologi che si trovano nelle bancarelle hanno caratteristiche di accuratezza: ma per poche centinaia di euro può valerne la pena. Per chi voglia certezze, consiglio senz’altro di affidarsi a professionisti come noi.
(testo raccolto da Alessandro Botré) 

Umberto Verga

L'articolo è tratto dal magazine Kairos. Visita il sito

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