WEB RADIO

RMC 90
 
RMC Hits
 
MC2
 
Radio Kay Kay
 
Radio Festival
 
RMC Italia
 
Radio Monte Carlo FM
 
RMC BUDDHA-BAR Monte Carlo / Radio
 
Music Star Zucchero
 
Monte Carlo Nights Story
 
RMC Marine
 
RMC Duets
 
Music Star Coldplay
 
Radio Bau & Co
 
Music Star Tiziano Ferro
 
Mina: Ieri Oggi e Domani
 
RMC Great Artists
 
RMC New Classics
 
rmc
 
Music Star Pino Daniele
 
Music Star Jovanotti
 
Music Star Giorgia
 
RMC 80
 
RMC Love Songs
 

Cravatta: alla scoperta di tutti i suoi segreti

I modelli,i tessuti e il modo di abbinarla: viaggio nel mondo della cravatta. Guarda le foto esclusive. Powered by Arbiter

Nell’abbigliamento maschile, i capi principali parlano. L’abito comunica ciò che vorremmo essere. La camicia riassume il modo e il mondo in cui viviamo, la scarpa sussurra tutto ciò che siamo. La cravatta dice a tutti ciò che proviamo in quel preciso giorno e momento. Non solo esprime uno stato d’animo: lo evoca. E poiché le emozioni sono praticamente infinite, in guardaroba abbiamo più o meno lo stesso numero di abiti, camicie e calzature, ma una quantità vergognosa di cravatte. Colori, disegni e materiali della cravatta presentano del resto una varietà praticamente infinita, ulteriormente moltiplicata da consistenze, dimensioni e modo di annodarle.

 

Scuola italiana, scuola francese

Da una giacca pretendiamo che ci stia bene, alla cravatta chiediamo che ci faccia sentire bene. Per grandi linee ne esistono tre impostazioni. La cravatteria inglese ha sempre privilegiato la seta schappe, rigida e non molto luminosa. Nella stampa i disegni sono piccoli e geometrici, definiti da un contorno nero. I tinti in filo sono densi, giocati più sulla qualità della seta che sulla complessità della tessitura. Negli anni 20 emerse a Parigi una stampa innovativa in cui gli accostamenti di colore, non definiti da contorni, esigevano tessuti leggeri e in cambio consentivano deliziose sfumature: è questo uno dei caratteri della scuola francese, che preferisce sete brillanti e disegni divertenti. L’impostazione italiana potremmo definirla “sartoriale”, in quanto si distingue per i virtuosismi tecnici. Non a caso è proprio da casa nostra che sono partiti tanti modelli a cinque, sette o più pieghe, fili di frizione, travetti, impunture e altre finiture artigianali. Purtroppo la grande cravatteria vive un momento buio.

 

La bellezza non sempre è costosa

Per quanto riguarda gli stampati, l’affermarsi della tecnica ink jet, non dissimile da quella di una stampante casalinga, ha appiattito i disegni e ridotto la qualità del materiale di supporto. Nei tinti in filo dominano filati sciatti e pelosi, che hanno mandato in soffitta i sani e vigorosi organzini. Non è raro che da trame troppo rade spuntino le catene nere, con un effetto che un tempo avrebbe destinato il prodotto alle bancarelle. Va anche detto che non tutta la bellezza è nei tessuti costosi. La trevira, per esempio, economica e non stampabile, offre una tenuta del nodo insuperabile e colori matti, spenti, a loro modo ricchi di fascino. Oggi che anche la seta si può avere per poco, ma sempre consentendo più valore aggiunto, la trevira è scomparsa. Le cravatte di questa fibra, di cui consiglio vivamente la ricerca perché ci si può imbattere in esemplari strepitosi, si trovano solo in qualche mercatino dell’usato. La gamba della cravatta può avere un’angolazione continua o essere sagomata a bottiglia, in modo da generare nodi ridotti anche con larghezze di tutto rispetto.

La centratura

Molto importanti sono la centratura dei disegni lungo la gamba, l’inclinazione del tessuto a 45 gradi e il taglio inferiore perfettamente ad angolo retto. La cravatta fatta a mano offre maggiori garanzie di centratura, perché viene realizzata tagliando singolarmente ogni square, mentre nella produzione di serie si utilizzano taglierine che sagomano molti pezzi alla volta. La tradizione suggerisce di indossare la sera cravatte tinte in filo. Nei contesti più formali, con pettinati scuri non completamente rasati, la scelta più ortodossa sono le fantasie grisaille, in cui dominano il bianco e il nero combinati in modo da dare riflessi argentati. Per oltre un secolo sono state queste le sete dominanti anche per cravatte e plastron dei tight.

 

A lezione da Carlo d’Inghilterra

Una ventata di novità è stata portata da Carlo d’Inghilterra, uomo che del vestire sa tutto e non ha cambiato quasi nulla. Le uniche due invenzioni che gli si possono ascrivere sono gli spacchi con lo smoking doppiopetto sei bottoni e le cravatte stampate su fondo pastello sotto il morning coat. Tranne che al proprio, le ha indossate così a tutti i matrimoni più rigorosi, portando gran parte del mondo aristocratico ad adottare un cambio radicale che ha portato nelle code, che da troppo tempo ammettevano solo grigi e neri, il colore anche delle pochette. Naturalmente c’è chi ha capito male e si è lanciato in imprese al di là della propria portata, magari schiantandosi con improbabili gilet rosa cipria o verde smeraldo.

 

Come abbinarle?

Gli abiti da città e lavoro richiedono i microdisegni, gli spezzati le stampe a motivi un po’ più grandi. I cardati scozzesi si sposano bene con le lane, i pettinati ordinari e il solaro con sete polverose. Il blazer evoca un circolo e quindi si abbina al meglio con le regimental, che raccontano sempre di un’appartenenza. Anche lo stile dei capi ha un certo rilievo. Una giacca morbida e disinvolta si troverà a proprio agio con una cravatta leggera, magari sfoderata e orlata a mano; un doppiopetto da gran capo richiede alla gamba una certa ampiezza, mentre una giacca sportiva migliorerà il tono con un modello sottile e nervoso. C’è un’ultima cosa da tener presente. A differenza di tutti gli altri capi e accessori, la cravatta porta sempre il segno del nostro quotidiano intervento: il nodo.  

Scopri le eccellenze della sartoria italiana su Arbiter 

In Evidenza