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Vita da Arbiter

Ai piedi delle donne

Dopo aver disegnato auto per una vita, Walter de Silva ha creato un marchio di scarpe femminili da sera. Coerente con il suo passato, tra tecnica e sperimentazione, dà forma alla bellezza

Un’anima fortemente femminile, condita con un’importante componente tecnica. Un design che, se a chi lo osserva pare spingersi ai limiti dell’avanguardia stilistica, in realtà nasconde un’architettura che si basa su codici di costruzione molto precisi, dove il fine ultimo si sintetizza nella parola equilibrio. Nulla di futuristico o di visionario, semplicemente quel mix infallibile di etica ed estetica di cui Walter de Silva ha fatto il proprio mantra. Così, da uomo di rigore qual è, capace di trasformare l’idea in realtà, di pensare in piccolo e vedere in grande, di riproporzionare ciò che ha nella mente e farlo diventare qualcosa di concreto, lasciato il mondo automobilistico ha deciso che cosa avrebbe fatto da grande: scarpe da donna. Proprio così, l’ex direttore dello stile del Gruppo Volkswagen debutta nel mondo dell’accessorio femminile e lo fa rimanendo coerente al suo di mondo, fatto di tecnica, bellezza ed emozione. Vi porta tutta la sua esperienza, declinandola in punte, listini e tacchi, rigorosamente alti, perché quando si parla di femminilità e sensualità non devono esistere le mezze misure. «E' una storia di famiglia», dice Walter de Silva, «mio nonno aveva un calzaturificio femminile, a Milano. Sono cresciuto in questo ambiente, in casa si parlava di scarpe». E così, a un certo punto della sua carriera, de Silva non resiste al richiamo delle tradizioni: fonda il suo marchio, dà forma ai suoi schizzi ed eccolo, nel giro di un anno, pronto con la sua prima collezione.

Vederlo all’opera, raccontare il suo prodotto, mostrare da dove e come nasce ogni modello, non sembra certo quello che nel settore moda viene definito «giovane designer»: la sua è l’esperienza di un purosangue del design che non teme di esplorare nuovi territori, dove la passione diventa dedizione e non può fare a meno di trasformare in oro tutto ciò che tocca. «Io non sono uno stilista di moda, sono uno stilista di ciò che amo», così disegna auto per 43 anni («con un discreto successo professionale e personale»), sapendo sempre che un giorno si sarebbe misurato con quello che forse è l’accessorio più amato dalle donne. Lo ha osservato, ammirato, sempre, adesso lo sappiamo, con quell’occhio critico di chi conosce la materia. «Il primo regalo che ho fatto a mia moglie è stato un paio di scarpe, mi piace molto regalargliele», racconta de Silva, certo che «un uomo possa anche sbilanciarsi di più nella scelta rispetto a una donna», osare in fantasia... «Nel lavoro e nella vita privata cerco sempre di fare e scegliere ciò che mi piace di più e, a proposito di scarpe femminili, i modelli da sera sono quelli che prediligo. La sera comincia una nuova avventura, è il momento in cui la donna si riappropria di sé, magari dopo una giornata frenetica dedicata al lavoro. Finalmente si rilassa, si dedica agli amici, magari ha un incontro importante. La sera racchiude sempre un po’ di magia e la scarpa ne è una grande protagonista. Innanzitutto bisogna considerare che viene indossata per un arco di tempo non proprio breve, che può andare dall’aperitivo a dopo mezzanotte», spiega de Silva. «Inoltre per me è l’unico tipo di scarpa che fa sentire la donna più bella e mi affascina molto pensare che è così anche grazie ai miei modelli...». Dunque, la scarpa da sera secondo Walter de Silva non scende mai a compromessi, sicuramente d’altezza: «10,5 centimetri è la misura del tacco ideale, quello che si può fare senza aggiungere additivi, tipo zeppe, solette e stranezze di questo genere». è la sublimazione della femminilità, della bellezza di una donna, rispetto assoluto di proporzioni ed equilibri: «Una donna che indossa un tacco alto assume immediatamente una postura diversa, le sue gambe appaiono più slanciate e anche il suo modo di camminare diventa più sensuale. è più bella». Immagina, Walter de Silva, e quando ancora dava forma alle auto, la sua mente elaborava i primi tratti, le prime linee, i profili di quella che sarebbe diventata la sua nuova avventura. Attingeva dalla sua esperienza in un mondo dall’accento prettamente maschile per declinarla in uno riservato esclusivamente alle donne. Il tacco, per esempio: «E' estremamente innovativo, ha un diametro di 6 millimetri ed è studiato con tre punti di fissaggio alla scarpa, così che il peso possa distribuirsi in modo equilibrato sul tallone, evitando punti di pressione che possono risultare dolorosi», un’astuzia strutturale visibile se si osserva il tacco dal dietro, dove l’abilità stilistica fa di un’esigenza tecnica un motivo estetico, nel quale è possibile leggere una W di Walter de Silva. «Ho potuto così ottenere tacchi estremamente sottili facilmente indossabili anche per molto tempo». Un tacco studiato, messo a punto e testato, realizzato in acciaio e con una verniciatura antigraffio, che si può definire l’elisir della sua lunga bellezza. «Li ho fatti anche rivestiti, ma purtroppo questi soffrono per il fatto che si spelano». Dunque, una carrozzeria tecnologicamente d’avanguardia per le scarpe Walter de Silva, che fanno propri equilibri e rapporti, tesi al raggiungimento dell’armonia estetica. Dove il nero e l’argento tingono la materia (nappa, vitello, lucertola, vernice), in un gioco di luci, ombre e intrecci. Ora danno volume oppure giocano per sottrazione, coprendo il piede o lasciandolo in vista. Le geometrie più audaci incontrano la semplicità di un listino, che da solo basta a completare l’opera del maestro. Retaggio di un passato nel mondo dell’auto, da cui «ho preso la gestione delle linee, delle superfici, degli incroci, sempre naturali ed eleganti». Ma anche la gestione dei colori: «Ho imparato che di sera anche l’argento diventa nero, così ho scelto di inserire in collezione, che ho chiamato Noir Extreme, delle nappe glitterate». Fil rouge è l’arancione, che caratterizza gli interni delle calzature, dove è ricamato il logo. Una forte identità per 30 modelli da sera di grande personalità, testimoni dell’esercizio stilistico e tecnico di de Silva, che dal macro dell’auto è passato al micro di una scarpa: «Sicuramente è complesso, è una legge che ho già affrontato disegnando macchine fotografiche Leica e altri prodotti. La disciplina del disegno è sostanzialmente la stessa, la realtà è che devi lavorare su una scala differente. Se per un’automobile lavori e poi trasformi in scala reale, qui ti muovi già con le misure vere. Io seguo tutto il processo, dal disegno iniziale fatto a mano allo sviluppo, al primo modello senza suola, no al prototipo finale. E' un atteggiamento proprio del mio passato, è un modo di lavorare importante, perché è alla fine che ti rendi conto realmente di quello che vuoi». Estetica pura, attenzione al dettaglio, che ti porta al rispetto assoluto di tutto ciò che fai, che siano due cinturini che si incrociano o due paralleli: «Nulla è lasciato al caso». Senza dimenticare che per de Silva non può esserci estetica senza etica: «Abbiamo lavorato anche sull’ergonomia e sulla posizione, su come il peso venga scaricato e distribuito nella scarpa, sul tallone e sul plantare. La moda non sempre tiene conto di questo aspetto, ma io sono un architetto e lavoro su un’architettura, ritengo che si possa fare del bello pur seguendo certi canoni». La sua formazione lo porta alla continua ricerca, a innovare e a sperimentare, ora con nuove strutture ora con nuovi materiali, come il carbonio: «Sto lavorando su una fibra di carbonio cucibile. Mi piacerebbe arrivare a un carbonio tessuto secondo una mia esclusiva e utilizzarlo per le mie scarpe». E' un ambizioso Walter de Silva, sicuro delle sue decisioni, pronto a chiudere con il passato, ma non certo con la bellezza, in tutte le sue forme. Ho la fortuna di ammirarla nelle pagine delle Moleskine dove il designer mette su carta ciò che poi diventerà una magnifica scarpa da sera. Ci salutiamo alla fine dell’intervista e me ne vado con una sensazione: sono sicura che lo rivedrò e che mi racconterà di un nuovo progetto. 

di Valentina Ceriani 

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