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News/ Ma come si realizza una scarpa di gran classe?

Ecco come si realizzano queste calzature preziose: guarda le foto esclusive - powered by Arbiter

Niente può essere più nostro di quello che realizziamo da soli. Ecco perché un paio d’anni è nata, per iniziativa dell’esperto Giancarlo Maresca, e con la collaborazione del maestro Giacomo Banzola (che si dichiarò disponibile a stilare e gestire il programma didattico) una speciale scuola dedicata all’arte di realizzare a mano le proprie calzature. Bazole. fece realizzare un banchetto esagonale, a cui cinque apprendisti avrebbero potuto lavorare sotto il suo sguardo. Con il nome di Schola Sutorum, l’iniziativa venne proposta a chiunque fosse sufficientemente determinato da buttarsi in un’impresa mai tentata prima. Non è un corso professionale: La Schola eleva gli appassionati a esperti.

80 ore di immersione profonda

La Schola è un percorso intenso, studiato per poter essere frequentato da persone impegnate. In circa otto mesi si tengono qualche sessione isolata il sabato e le altre venerdì e sabato consecutivi. Si lavora otto ore al giorno per dieci giorni, per un totale di 80 ore di immersione profonda nella scarpa. Tutti costruiscono lo stesso modello, ma ciascuno lo disegna a modo proprio e ne sceglie pellame e colore.

Quali sono le tappe principali?

Si parte con la misurazione del piede col nastro da calzolaio, che conta 60 centimetri su uno dei lati e dall’altro è suddiviso in quarti di pollice o stitch, che significa punto. Non tutti sanno che il numero che leggiamo, per esempio un 44, corrisponde proprio agli stitch, unità a sua volta suddivisa in sei frazioni che rappresentano la lunghezza ideale di un punto da calzolaio. Le misure principali sono le circonferenze della calzata, la massima larghezza tra le teste metatarsali, e del diametro nel punto più alto, ovvero il collo. La forma sulla quale si andrà a costruire la propria scarpa va scelta in modo che si adatti sia al modello sia al piede, ma perché sia veramente a misura occorre toglierle qualcosa con raspa e lima o aggiungerlo con colla e cuoio.

La proporzione perfetta

Una volta sbozzata e lisciata, la forma viene coperta con la carta adesiva su cui si disegnerà il modello. È uno dei momenti chiave in cui dobbiamo chiederci quale sia la proporzione perfetta e azzardarla nero su bianco, per vedere tutte le scarpe con un occhio nuovo. La carta col disegno del modello viene rimossa dalla forma e messa in piano. Apportate delle correzioni standard, per ogni scarpa si ritaglia un modello bidimensionale su cartoncino. Così nasce il prototipo Da questo si ricava un primo prototipo in pelle vile, che servirà per la prova. Dopo la prova del campione si apportano modifiche alla forma e al modello, su cui si tagliano la tomaia definitiva e la sua fodera.

Il passaggio più rilevante

Il passaggio più rilevante è a questo punto l’applicazione del guardolo. L’ultima operazione, la lucidatura, è tra le più coinvolgenti. Chi abbia scelto una pelle naturale deve prima tingerla, rischiando di compromettere tutto. Provandole su ritagli di pelle prende confidenza con le tinture, poi procede col proprio paio. Tutti devono comunque tingere il fondo, cioè la suola. Nella lustratura finale, fantasia e rigore si combinano in formule irripetibili. Il lavoro fatto mille volte appare diverso, perché irreversibilmente diverso è il rapporto con le scarpe. Otto mesi, ma ne valeva la pena perché alla fine, senza che nemmeno sia stato uno scopo cosciente, ci si ritrova passati dai pochi ai pochissimi, dal su misura al sotto controllo.

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