Leon Bridges ospite di Monte Carlo Nights

Non perdere l’intervista e il live giovedì 1 ottobre alle 23.00

È giovanissimo, appena venticinquenne, ma ha già conquistato il pubblico e i critici più attenti. È Leon Bridges, artista di Fort Worth, in Texas, che si è fatto notare grazie all’album d’esordio "Coming Home", uscito nel giugno di quest’anno. Leon è dotato di una voce straordinaria, che lo ha fatto paragonare a grandi della musica come Buddy Guy e Otis Redding.

Un fascino senza tempo

Il suo stile elegante ha un fascino senza tempo, con accenti deliziosamente retro. Ma è soprattutto dal vivo che l’artista sprigiona il suo inconfondibile carisma. Leon è già stato acclamato per le sue esibizioni al SXSW/ South By South West Festival. Linda Park, dello staff dell’evento, ha scritto: «Guardare il percorso di Leon Bridges al festival è stata un’esperienza fantastica. Il carisma con cui fonde soul e gospel lo ha reso uno degli artisti da non perdere in questa edizione». Leon ha suonato anche nel nostro paese, a Milano, il 17 settembre. «Non dico che posso reggere il confronto con i musicisti soul degli anni Cinquanta e Sessanta, ma voglio portare avanti quella tradizione», ha dichiarato Leon, che ha mosso a sorpresa i suoi primi passi nel mondo dell’arte come… ballerino e coreografo.

Voce melodiosa

Il richiamo della musica è stato però più forte e Leon ha iniziato a creare il suo sound e a cantare con la sua voce melodiosa. L’incontro fortuito con la band dei White Denim porta Leon in studio per registrare alcuni brani, tra cui i primi singoli di successo dell’artista, “Coming Home”, e “Better Man”. A lanciarlo è però “Lisa Sawyer”, toccante canzone dedicata alla propria madre e che ha fatto paragonare l’artista a Sam Cooke, anche se «Quando ho scritto “Lisa Sawyer”, confessa Leon «non sapevo niente del soul old school. Mi hanno chiesto: “Ti ispiri a Sam Cooke?’”. Ho dovuto dire di no, perché di lui conoscevo solo “A Change Is Gonna Come” tratto dalla colonna sonora di “Malcolm X”, film che avevo visto con mio padre. Ma dopo che hanno cominciato a chiedermi di Sam Cooke e Otis Redding, ho iniziato a esplorare il soul degli anni Cinquanta e Sessanta e mi sono reso conto che sta alla base della mia musica».

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