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Self/Less

Un emozionante thriller fantascientifico interpretato da Ben Kingsley e Ryan Reynolds

È una storia di fantascienza a dir poco originale, quella in uscita sui grandi schermi il 10 settembre per la regia di Tarsem Singh e interpretata da Ben Kingsley e Ryan Reynolds. A essere raccontata è infatti l’appassionante vicenda di Damian Hale, anziano e geniale industriale miliardario che, scopertosi affetto da un male incurabile, decide di sottoporsi a una terapia radicale e costosissima. La sua coscienza si trasferirà infatti nel corpo di un uomo giovane e in ottima salute. A Damian non resterà altro che inscenare la propria morte e affidarsi alle cure dell’organizzazione segreta che offre ai più ricchi questo genere di servizi.

Un thriller serrato

Il miliardario diventa così Edward e si ricrea una nuova vita a New Orleans, dove conosce Anton e Madeline e inizia a scoprire qualcosa di enigmatico e molto losco circa l’organizzazione di cui si è servito e circa le misteriose origini di Edward. Un thriller serrato, che alla fantascienza miscela sapientemente elementi di riflessione filosofica e morale. «A tutti, prima o poi, capita di pensare "Come vorrei avere più tempo da vivere!» spiegano gli sceneggiatori David e Alex Pastor. «Con questo film, raccontiamo la storia di un uomo che, apparentemente, ha tutto dalla vita. A un certo punto, però, il suo corpo si ammala. Quell’uomo comprende, allora, che con i soldi può comprare tutto, tranne l’immortalità. Sebbene il mezzo per rinascere a nuova vita sia una tecnologia del tutto rivoluzionaria, abbiamo deciso di non indugiare in dettagli tecnici e di dare alla storia un tono quasi surreale. Il nostro obiettivo, infatti, era soffermarci sulle conseguenze morali delle sue scelte. Questo tipo di science fiction è più legato agli aspetti morali che a quelli tecnologici. Con “Self/less”, la tecnologia diventa il mezzo attraverso il quale salvarci dalla morte, ma il prezzo da pagare non è quantificabile solo in termini economici. Sono queste le riflessioni che ci hanno spinto a impegnarci sul progetto».

Un grande cast

Riflessione morale, ma anche molta azione, narrata dal regista Tarsem Singh con un piglio che cita i thriller di Polanski degli anni Sessanta e Settanta. Il fascino del film si deve anche al cast, in cui brillano Ben Kingsley e Ryan Reynolds. Del suo personaggio, Damian, Kinglesy dice: «Damian ha un ego smisurato. È creativo e pieno di immaginazione e gli piace trattarsi bene. Ho dovuto interpretare la sua debolezza, i suoi punti vulnerabili in modo credibile e reale, tanto da far pensare al pubblico: “Ecco, assomiglia a mio zio, a mio padre”. Tarsem Singh è il regista perfetto, anche perché è di origine indiana. La reincarnazione fa parte della sua cultura, tanto da esserne un principio, un “credo”. È una cosa che a noi occidentali può sembrare molto strana». Per Ryan Reynolds, “Damian è una persona che non si è mai concessa il lusso di perdere, ma alla fine impara che arrendersi non significa necessariamente perdere. Damian vince nel momento in cui riesce a vivere il presente e accettare il sacrificio. Il titolo del film è interpretato in modo diverso da ogni personaggio della storia. Così come ogni spettatore lo vivrà in modo personale e diverso».

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