Prossima fermata: Fruitvale Station - le foto

Le immagini più suggestive del film verità che racconta le ultime ore del giovane Oscar, ucciso in metropolitana da un poliziotto la notte di Capodanno senza aver compiuto nessun reato

Un giorno nella vita di Oscar, ventiduenne afroamericano uscito di casa per festeggiare il Capodanno del 2009 con la fidanzata e gli amici e ucciso da un colpo di pistola al polmone, sparatogli da un poliziotto nella stazione Fruitvale Station della metropolitana di Oakland, California. È quanto racconta questo film, diretto da Ryan Coogler (e prodotto dal premio Oscar Forest Whitaker), presentato al Sundance Festival del 2013 (dove ha ottenuto il Premio della Giuria) e ispirato alla vera vicenda di Oscar Grant, colpito a morte dal poliziotto Johannes Mehserle che lo aveva fermato insieme agli amici per bloccare una possibile rissa nel vagone della metro dove il giovane viaggiava.

Un film verità

In quel periodo il regista del film era ancora uno studente della Scuola di Cinema della University of Southern California. Coogler fu così impressionato da questo episodio di profonda ingiustizia da decidere di girare un film sulla vicenda e dedicare gli anni successivi a ottenere quante più informazioni possibili sul caso, coinvolgendo anche l’avvocato della vittima. Il risultato è una pellicola che si concentra sulle ultime ore di Oscar, seguito nei preparativi della festa di compleanno della madre, nei suoi tentativi di costruirsi un’esistenza onesta, nei momenti d’intimità con la fidanzata e la loro bambina. Fino alla tragedia finale, quando il poliziotto usa la sua arma contro di lui, dichiarando poi in tribunale di aver scambiato il taser con la pistola e dunque di non aver ucciso intenzionalmente Oscar.

Una morte assurda

Coogler racconta una morte assurda, complicata dalle implicazioni razziali. La cronaca U.S.A. non è infatti nuova a episodi simili. Addirittura, nel periodo d’uscita del film, si verificò un caso analogo: l’uccisione accidentale di un altro afroamericano, il diciassettenne Trayvon Martin, in Florida, ucciso da un sorvegliante volontario che lo credeva colpevole di furto in una drogheria. È del 4 aprile di quest’anno l’uccisione di Walter Scott, colpito alle spalle da un poliziotto incastrato poi da un video amatoriale. E sono soli dell’agosto 2014 le sollevazioni di Ferguson, un sobborgo di St Louis che fu segnato da violente proteste e atti di vandalismo dopo la morte di un diciottenne afroamericano ancora una volta sospettato solo per il colore della sua pelle di essere un malvivente.

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