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L'ultimo lupo

Uno spettacolare film di Jean-Jacques Annaud tratto da un best seller internazionale

È tratto da un best seller internazionale, “Il totem del lupo”, quest’ultimo spettacolare film di Jean-Jacques Annaud (“L’amante”, “Il nome della rosa”, “L’orso” “Sette anni in Tibet”,), in sala dal 26 marzo, anche in 3D . Il romanzo, uscito in Cina nel 2004 sotto pseudonimo, raccontava le vicende di un giovane studente di Pechino, inviato nelle zone più remote della Mongolia interna per far da docente a un gruppo di pastori. Qui il giovane imparava ad apprezzare la cultura nomade e il rapporto che lega la popolazione a un animale nobile e fiero, il lupo.

L'ultimo lupo

 

Un branco di 25 lupi

La proposta di trasporre in immagini questa storia è arrivata al regista proprio dalla Cina (e sino-francese è infatti la produzione): Annaud ha potuto così girare nelle regioni in cui è stato ambientato il romanzo «Sul set», racconta il regista «eravamo 480 tecnici, 200 cavalli, circa un migliaio di pecore, 25 lupi e una cinquantina di addestratori e massaggiatori che si occupavano di loro. C’erano anche delle guardie armate e alcuni fattori del luogo con l’idea che avrebbero potuto prendere in prestito qualche nostro lupo per farlo accoppiare con i loro cani». Molto tempo è stato dedicato a quelli che sono i principali protagonisti del film, i lupi. « Abbiamo coinvolto il più famoso addestratore di lupi al mondo, il canadese Andrew Simpson, che si è trasferito in Cina per 3 anni», ricorda Annaud «A fine riprese Andrew ha ottenuto il permesso di portare con sé gli animali che aveva tirato su e visto crescere, che aveva addestrato quotidianamente e che erano diventati i suoi bambini. Il branco oggi vive in montagna, a Calgary e Andrew mi racconta che ogni giorno i lupi aspettano di veder arrivare i camion regia…».

L'ultimo lupo

 

Effetti speciali

Di particolare difficoltà le scene in cui lupi e cavalli corrono insieme nella steppa. «Per tutte le scene in cui i due animali sono insieme, Andrew Simpson ha fatto costruire dei corridoi separati dove lupi e cavalli hanno passato dei mesi», spiega Annaud «Al momento delle riprese, gli addestratori dei lupi hanno indossato delle calze blu e si sono messi sul cavallo mentre le persone che si occupavano dei cavalli gli stavano accanto, anche loro vestiti di blu, tipo puffi, così che potessero essere cancellati poi in post produzione. Le due equipe controllavano così i cavalli e il branco di lupi, pronti a intervenire in qualsiasi momento. Una buona parte degli effetti speciali del film è stata utilizzata per modificare queste scene. Un’altra parte è stata destinata ad aggiungere all’inquadratura i lupi quando la vicinanza sarebbe stata troppa per non mettere a rischio i cavalli».

L'ultimo lupo

 

Le riprese in 3D

Il film è un inno alla bellezza e alla potenza della natura, e alla vita libera dei lupi e dei nomadi. Per questo ha ottenuto anche l’appoggio del WWF. Poesia, paesaggi naturali e… molta tecnologia: l’uso delle camere 3d aggiunge infatti spettacolare drammaticità alle immagini, anche se l’uso di queste complicate attrezzature ha reso ancora più difficili le riprese nella steppa cinese: «Ci vuole più tempo per installare tutto», ha spiegato Annaud «bisogna fare molta attenzione al posizionamento delle luci: il minimo riflesso è una catastrofe, se non c’è lo stesso riflesso sull’oggetto alla tua destra e alla tua sinistra è impossibile poi fondere l’immagine. Bisogna diffidare delle cose in primo piano che prendono sullo schermo un’importanza diabolica. Inoltre un fiocco di neve, una goccia di pioggia o un passerotto che passa davanti all’obiettivo diventano problemi insormontabili: l’elemento disturbante è visibile da un solo occhio. Sul set avevamo sempre 4 “assistenti- soffiatori”, due per lato, che soffiavano via i fiocchi di neve muniti di phon per capelli o di tubi attaccati a dei compressori. Questo per altro era l’unica cosa che terrorizzava i lupi!».